martedì 6 dicembre 2016

A nonna Maria

Avevo in programma di scrivere a proposito di te sulle mie carte, ma il fato ha scelto che te ne andassi quando il blog si era preso una pausa. Lo faccio ora, dopo un anno e una settimana da quella telefonata nel centro commerciale.

Eravamo separate da 1500 km circa e non ci vedevamo da dodici anni, dall'estate della dipartita di colei prima che di te considero mia nonna. Nonna Rosa, genitrice di mia madre, mi ha sicuramente voluto bene quanto io ne ho voluto e ne voglio a lei. Tu probabilmente non eri nemmeno certa della mia esistenza pur avendomi vista durante le poche estati da me trascorse in sicilia. So bene che i tuoi nipoti erano quelli che abitavano nel tuo stesso paese, sono a conoscenza del pianto di mia madre quando insieme al nonno ci recapitaste 200.000 lire per posta utili nemmeno a pagare un lettino, mentre per la nascita di Jessica ne spendeste ben 500.000 per la cameretta completa. Non mi prendo neppure la briga di modificare i nomi, tanto non sapevi leggere e per di più storpiasti il mio quando ti venne comunicato. Beh che dire, discriminata fin dalle mie prime ore, grazie tante. Sì se ancora non si era capito non ho sofferto alla mesta notizia così come non ne ho gioito, hai sempre messo al mondo mio padre dando così la possibilità anche a me di esserci. Ma non eravamo legate in alcun modo né lo saremo mai. Hai partorito undici figli e allevati sei fino all'età adulta, la genetica ti ha regalato una buona salute così che anche in vecchiaia non hai mai avuto particolari problemi. Del resto non so nulla, eccetto l'ignoranza che sguazzava al di là della tua porta. Beata te che non hai mai sentito nominare la parola depressione, perchè a fare la vita che hai fatto tu sono certa sceglieremmo tutti chi il cappio chi il salto nel vuoto. Vero anche che in fondo non siamo sulla Terra che per elargire il più possibile il nostro patrimonio genetico, noi come ogni essere facente parte del regno animale, quindi hai adempiuto perfettamente al tuo dovere. Nei mesi precedenti e nei successivi alla tua morte mi domandavo però che esistenza dovevi trascorrere, non avevi mai bisogno di nulla? Sei stata felice? Non hai mai avuto dei desideri? Io davvero mi rifiuto di credere che come sei venuta al mondo così ci sei rimasta, al tuo posto, senza dar troppo fastidio tranne gli ultimi due-tre anni quando il tuo figlio preferito senza domandar nulla agli altri fratelli ti ha chiusa in un ospizio e ha venduto la casa piuttosto che occuparsi di te.
Quando è giunta la chiamata mi son sentita come se con te avessi perduto completamente le radici, dei quattro eri l'ultima (la più anziana, l'ultima ad andarsene) ancora in vita(?). Posso solo ringraziarti per avermi dato papà, che del nostro nucleo famigliare è stato il solo a soffrirne perchè davvero legato a te, e come poteva essere altrimenti? Mentre mamma era al lavoro e lui giù per il funerale noi due nipoti che avevi al Nord indi valevoli di minor considerazione giocavamo a Labirinto e guardavamo film. Alla stregua di una vacanza.
Per chi ti aveva accanto la tua presenza era al livello di un quadro alla parete, forse se lo si toglieva creava una differenza maggiore della tua. Sei una nonna che non c'è mai stata ma, se oggi sono qui a scrivere di te, chi ha tentato di volerti bene ed accettarti per come eri non era chi poteva accoglierti in casa sua per le festività. Ma questo mio messaggio non verrà mai recepito chiaramente. Riposa in pace

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