martedì 8 novembre 2016

Recensione: Gli interessi in comune di Vanni Santoni

Recensiooooneeeeeeeeee! Rieccomi pronta a stilarne una nuova e perdonatemi in anticipo se è di un libro ormai irreperibile (scovato su Libraccio dopo circa venti mesi di ricerche), ma ne sono rimasta piacevolmente colpita al punto da ritenere fondamentale scriverne una recensione permettendovi così di conoscere questa perla dimenticata dalla sua casa editrice ma non dai suoi ammiratori, che sempre più numerosi vi metterebbero volentieri le mani sopra. Non a torto.

Titolo: Gli interessi in comune
Autore: Vanni Santoni
Editore: Feltrinelli
Anno di pubblicazione: 2008
Genere: Romanzo
Pagine: 268
Fuori catalogo
Jacopo, il Mella, il Paride, il Dimpe, il Malpa, Sandrone. Nel '95 hanno sedici anni. Interessi in comune? Uno, senz'altro: il consumo regolare, diligente, quasi scientifico, di tutte le sostanze. Si guardano giusto dalla morte. E così eccoli, in un triangolo di provincia toscana che si allarga talvolta ad abbracciare l'Europa, eccoli riempire le notti, dormire i giorni, convergere comunque e sempre attorno a un bar. Sono un gruppo. E nel gruppo non ci stanno dentro le ragazze, le ambizioni, il lavoro, lo studio, la famiglia. Che pure ci sono (ragazze, ambizioni, lavoro, studio, famiglia) perché intanto la vita, come si dice, continua. Come del resto ci sono il Valdarno degli outlet e degli agriturismi, e l'aria intollerabile di un benessere odioso, forse effimero. Nessuno si prende sul serio – e infatti si ride, di sé e degli altri, con beffarda comicità – ma nessuno più di loro sa che ogni impresa in cui si cimentano (spesso leggendaria, tragicomica sempre) è un vero blues. Vorrebbero tutti scappare, ma tutti (o quasi) continuano a tornare.
Vanni Santoni segue i suoi eroi nichilisti lungo dieci anni di una infinita adolescenza, fitta di episodi esilaranti e magiche apparizioni di comprimari memorabili. Così facendo scrive il manifesto di una generazione che si muove con passo sgangherato sul ciglio del nulla.
Recensione: Mentre procedevo nella lettura la domanda sul perchè codesto romanzo sia presto sparito dagli scaffali si faceva via via più insistente. È vero che la preparazione delle sostanze, dalle più famigliari (cannabis, lsd, cocaina) alle più strambe (fiori, noce moscata!), non è velata, ma anzi quasi richiama con quanta voce ha desideri mai sopiti di proibito. Ma che anche il mondo dell'editoria si è adeguato a propinarci di tutto e ad abituarcene, spesso sull'orlo dell'accettazione e dell'iperdosaggio di taluni argomenti. Ciononostante non si troverà una risposta voltando l'ultima pagina di Gli interessi in comune. Avere la possibilità di leggerlo mi ha dato la sensazione di essere di fronte ad un privilegio, un dono del cielo. Non è il romanzo della vita ma è scritto talmente bene da rassomigliargli molto.
Forse, pensa Mimmo, se tutti dicessimo questo ai nostri genitori, se tutti prendessero atto della vera quantità di droghe in giro, del fatto che si fuma tanta erba quanto si beve birra e vino, che ogni notte a Milano, Firenze e Roma vengono sniffati quintali di cocaina da gente di tutti i tipi, per nulla emarginata, che i pochi al mondo che ancora fanno ricerca spirituale la fanno violando la legge, con funghi allucinogeni e acido lisergico, magari oggi vivremmo in una società razionalmente antiproibizionista, con una mafia molto meno ricca, una gioventù molto meno dedita alle sostanze, e di certo servizi sociali, psicologi e SERT infinitamente più efficienti.
Ricordate il film L'erba di Grace? Il tè con le foglie di marijuana ha innescato una fervida fantasia negli anni a venire, perchè in questo romanzo c'è molto di più allegro e, se non abusato, spassoso.
Un folto gruppo di giovani che si diraderà nel giro di un decennio sperimenta quel che il mercato può offrire di non letale, divertendosi, combinandone di tutti i colori ma ciononostante agendo sempre con saggezza. Non sono tossici ma esploratori (loro si definiscono psiconauti), la siringa par un appuntamento inderogabile ma comparirà giusto per la preparazione di tre fiale ospedaliere. Nulla di indecoroso, marcio o sgradevole anzi tutto il contrario. Possa esser stata questa la molla che ha convinto l'editore a sospenderne la distribuzione, il pericolo di emulazione? Certo esso non è remoto e anzi il romanzo può dar adito a sogni fluidi e meravigliosi, ma non è una giustificazione che doveva vincere sul resto.
Il libro è strutturato in una raccolta di racconti indipendenti tra di loro e ciascuno prende nome dalla sostanza che verrà esaminata nel capitolo. Seguiamo i nostri tra bar e discoteche e fino in capo al mondo pur di procurarsi la pasticca o la polvere ecc che promette la tregua più appropriata al momento. Il confezionamento non è tedioso o colpevole di déjà-vu perchè tutto o quasi avviene alla luce del giorno, sotto sguardi indifferenti e che non vogliono guai. La provincia è un luogo asettico e privo di intrattenimenti, conseguentemente ed in egual misura al malessere cittadino lascia soli i più giovani, che tra una canna e una partita di Magic azionano l'interruttore che consente alla vita di fluire e scivolare via, nell'illusione di proteggersi persino dalla vecchiaia. Dieci anni di eterne monellerie toscane mai trascritte in modo banale o stucchevole, con un medio utilizzo del dialetto che fornisce accesso anche al lettore estraneo al territorio per immedesimarsi e sentire più vicini questi ragazzi che, terminato il libro, faranno avvertire la loro mancanza. Per non parlare degli episodi esilaranti di cui è impregnato, freschi venti in una narrazione tranquilla non per questo priva di impicci da dove sapranno sempre venirne fuori. A modo loro, riunendosi all'occasione in luoghi d'incanto (Vallombrosa su tutti, da sogno), con in saccoccia un mazzo di funghetti per sperimentare, al riparo dalla gente e dalla morte.
Rischi di emulazione, ricette accurate nella descrizione e un'esposizione impeccabile di effetti e visioni da parte di chi c'era e chi sceglie di assumere determinata sostanza non hanno che il potere di rendere il romanzo quanto di più reale e sincero sull'argomento si potesse trovare in libreria meno di un decennio fa. In aggiunta a ciò ad opera di un autore italiano che aveva trent'anni esatti alla data di pubblicazione per cui non era a digiuno o ignorante su quanto scriveva. Lo svolgimento può far sorgere qualche dubbio sulla sua innocenza lontano dalle droghe. Chi può reputarsi immune quand'anche la cucina è tra i loro nascondigli preferiti?
Mimmo e il padrone di casa stanno sminuzzando il resto, per farne gelato. La marijuana triturata verrà bollita con pochissima acqua e infine frullata. La pappa rimanente verrà miscelata al fiordilatte, nella gelatiera. I due cuochi assaggiano e sghignazzano. [...]
Nel frigorifero sgombro, i due tortini ammiccano. Gelato al fior di latte truccato, d'un verde chiarissimo in cui si intravedono appena le gore color smeraldo, il tutto su una base di croccante biscotto al malto.
E sfido chiunque a contraddire che non è invitante ciò.
Se avete mai mostrato interesse verso la letteratura sulla droga e vi spaventa la possibilità di ritrovarvi a che fare con siringhe, astinenze, disintossicazioni, morti e situazioni similari, doveste mai rintracciarlo su internet o in qualche mercatino saturo di polvere, prima di tutto accaparratevelo qualunque prezzo indichi il venditore, e poi leggetelo perchè è uno spaccato di non-vita nella vita, in un mondo senza preoccupazioni ad eccezione dell''ultimo esame più la tesi' perpetuato da anni. Una volta Vanni per bocca del Dimpe dà questa risposta:
"Stante che la realtà non era che un frammento infinitesimo e inutile dell'Assoluto, qualunque azione umana era irrilevante".
Ed ecco LA frase, quella che più rispecchia la sottoscritta a dispetto dei tanti libri precedentemente letti, e che può considerarsi una sintesi perfetta del romanzo:
Vivendo in un presente che si ripete sempre, hanno una certa difficoltà ad accettare lo scorrere del tempo, o cambiamenti nei rapporti fra le persone.


Mai verificatosi prima d'ora sul blog, un consiglio musicale spassionato. Non ascolto il reverendo da secoli, il numero di sue canzoni da me conosciute si contano sulle dita di una mano e soprattutto non ho visto (né mai vedrò) quell'aborto di pellicola che risponde al titolo di Cinquanta sfumature di grigio, dove purtroppo è presente un'ulteriore cover del brano. E specifico, non voglio scocciatori in tal senso. Avete visto il film? Tenetevi la considerazione per voi.
Gradualmente che leggevo e facevo le mie pause dal libro, istintivamente le mani andavano da sole sulle gambe ed intonavano il motivo di questa canzone. Così senza un reale perchè, Gli interessi in comune ha avuto una sua colonna sonora più o meno dapprincipio. Chissà se, trovandosi a passare di qua, Vanni Santoni gradisce l'accostamento...

5 commenti:

  1. Oh Lumi, ora sono terribilmente curiosa di leggere questo libro introvabile!!!
    Ho letto e amato parecchi libri aventi come tema la droga, sia romanzi che saggi, ma questo si pone a cavallo tra i due generi, ci racconta una storia ma ci spiega con dovizia di particolari gli effetti di ogni tipo di sostanza...Spero di avere fortuna nei mercatini dell'usato!! :P

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    1. È esattamente questo, il punto d'incontro tra i molti romanzi e saggi letti sull'argomento ;)
      L'autore stesso mi ha detto che solo il giorno prima di questa mia recensione ha incontrato persone ad un convegno che gli hanno riferito che lo stanno cercando invano da anni. Confermo è un'impresa, ma se riesci non lasciarlo lì per l'amor del cielo. Non te ne pentirai! ;)

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  2. Sono indecisa. E' un genere di libro che non tendo a leggere,non che non mi interessi, ma perché preferisco spendere in altro. Ammetto che mi hai incuriosita molto.. forse, come dice Alenixedda, se dovessi trovarlo nei mercatini gli darei una chance!

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    1. Non esiste in ebook ma vale tutti i soldi spesi, e non solo perché è difficile da trovare xD
      Auguro anche a te di avere questa fortuna!

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  3. Niente da dire, Lumi: nuovo approdo in WL! Avevi ragione quando dicevi che mi sarebbe sicuramente piaciuto xD

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