mercoledì 15 luglio 2015

La crisi non esiste

Ricordi di libreria

Nel periodo in cui lavorai in un negozio di libri usati – un luogo che, finché non ci si lavora, è facile immaginare come una specie di paradiso dove affascinanti gentiluomini d'età scartabellano eternamente tra in-folio rilegati in pelle di vitello – mi colpì soprattutto la rarità delle persone davvero interessate ai libri. La nostra libreria offriva anche volumi eccezionalmente interessanti, ma dubito che uno su dieci dei nostri clienti fosse in grado di distinguere un buon libro da uno brutto. Gli snob a caccia di prime edizioni erano molto più frequenti degli amanti della letteratura; gli studenti orientali che tiravano sul prezzo dei libri di testo economici erano anche più numerosi; ma i clienti più comuni erano le signore dalle idee confuse che cercavano regali di compleanno per i nipotini.
Molti dei nostri acquirenti appartenevano a quella categoria di persone che, pur essendo capaci di rendersi insopportabili ovunque, riescono a farlo particolarmente bene in una libreria. Per esempio, l'adorabile vecchietta che «vuole un libro per un malato» (richiesta frequentissima), o quella che nel 1897 ha letto un libro tanto ma tanto bello e vi chiede se potete procurargliene una copia. Peccato che abbia dimenticato sia il titolo che il nome dell'autore: in cambio, però, si ricorda che aveva la copertina rossa. Oltre a questi, altri due ben noti flagelli imperversano nelle librerie dell'usato. Uno è il tipo del signore decaduto che puzza di croste di pane raffermo e che ogni giorno, spesso anche più volte al giorno, tenta di vendervi dei volumi che non valgono proprio nulla; l'altro è quello che fa grandi ordinazioni di libri senza avere però la minima intenzione di pagarli. Da noi non si faceva credito, però tenevamo da parte i libri, oppure li ordinavamo, se qualcuno ci chiedeva di venire a prenderli in un secondo momento. Non tornava  mai neanche la metà di chi aveva fatto le ordinazioni. Nei primi tempi questo mi sconcertava. Cosa spingeva quelle persone a comportarsi così? Entravano, chiedevano qualche libro raro e costoso, si facevano promettere più e più volte che glielo avremmo conservato, dopodiché sparivano per non tornare più. Molti di questi clienti, certo, erano palesemente da ricovero. Parlavano di sé con aria solenne e ci raccontavano le storie più fantasiose (storie a cui, in molti casi, giurerei che erano i primi a credere) per spiegare come mai fossero accidentalmente usciti di casa senza soldi. In una città come Londra ci sono sempre un sacco di pazzi non ufficialmente accertati che vagano per le strade e tendono a gravitare intorno alle librerie, rari posti in cui si può perdere tempo a ciondolare senza spendere un quattrino. Alla fine le persone di quel tipo le riconosci al volo. Nonostante i grandi discorsi, c'è in loro qualcosa di tarlato e inconcludente. [...]
Non è vero che gli uomini non leggano romanzi; è vero però che evitano in blocco alcuni generi narrativi. Grosso modo, quello che può definirsi il romanzo medio (roba abbastanza comune, la buona brutta narrativa, quella specie di Galsworthy annacquato che costituisce la norma nel romanzo inglese) sembra esistere esclusivamente per le donne. Gli uomini leggono romanzi che si possono considerare rispettabili oppure libri polizieschi. Questi ultimi, però, li consumano in quantità terrificanti. [...]
In una biblioteca circolante è possibile capire i gusti veri del pubblico, non quelli che pretende di avere; e stupisce constatare quanto siano caduti in disgrazia i romanzieri inglesi «classici». È del tutto inutile mettere Dickens, Thackeray, Jane Austen, Trollope, eccetera in una normale biblioteca circolante: non li prende nessuno. Basta che la gente posi gli occhi su un romanzo dell'Ottocento per dire: «Oh, ma è roba vecchia!» e lo scarta immediatamente. In cambio è sempre piuttosto facile vendere Dickens, così come è sempre facile vendere Shakespeare. Dickens è uno di quegli autori che la gente sta sempre «lì lì per leggere» e, come la Bibbia, è generalmente conosciuto di riporto. [...]
Un altro fenomeno assai rilevante – ogni due o tre anni gli editori si scaldano molto su questo problema – è il discredito in cui è caduto il racconto. Quel tipo di lettore che chiede al libraio di scegliergli un libro esordisce quasi sempre con un «Non voglio racconti», oppure «Io non ho desiderio di piccole storie», come ci diceva un nostro cliente tedesco. Se gliene chiedete il motivo, spesso vi spiegherà che è una vera sfacchinata abituarsi a una nuova serie di personaggi a ogni inizio di racconto; dirà che vuole «immergersi» in un romanzo che dopo il primo capitolo non affatichi troppo la mente.


Il testo appena letto in realtà fu scritto nel 1936 da George Orwell ed apre il saggio Letteratura palestra di libertà, edito in Italia da Mondadori al prezzo di € 11,00.

7 commenti:

  1. Molto interessante! Ed è curioso che sia tanto attuale, i problemi e i "pazzoidi" son sempre gli stessi eheh!!

    RispondiElimina
  2. E poi vogliono censurare i libri, che tristezza...
    Ciao!

    RispondiElimina
  3. mi piace sapere che non mi sono ritrovato in nessuno dei "clientitipo" da te descritti, una domanda...esistono negozi che vendono segnalibri trovati nei libri usati ?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cioè che gli porti un segnalibro e lo rivendono? No, i segnalibri in vendita sono sempre nuovi di zecca, magari sono in alluminio o hanno il magnetino ma comunque sono nuovi. Poi è sempre bello incappare in un segnalibro nei libri usati, e se proprio non ti piace sai sempre a chi sbolognarlo: le libraie anziane dei negozi di libri usati ti ringrazieranno. Sul serio, non sto facendo ironia.

      Elimina
  4. Molto interessante, mi ha incuriosita parecchio! Non sapevo di questo saggio di Orwell, adesso che l'ho scoperto devo proprio leggerlo ^^ 1984 mi era piaciuto molto, l'avevo trovato davvero attuale!

    RispondiElimina
  5. George Orwell l'ho portato agli esami di maturità! Mi piace tantissimo, è molto interessante come persona! Mi sto procurando La fattoria degli animali. Ti farò sapere per la lettura di "gruppo" :)

    RispondiElimina