giovedì 25 giugno 2015

Lettera aperta a Emil Wallberg

Caro Emil Wallberg,
spero che in paradiso sia stato risolto il problema della comunicazione tra esseri umani. Gli animali si capiscono, persino cani e gatti, pur diversi, riescono a comprendersi e noi non ci prestiamo all'ascolto neppure se la differenza è minima come il colore dell'iride. Qui come purtroppo hai avuto modo di sperimentare è tutto fermo ad un anno fa, per cui la lettera che ti scriverò sarà in italiano.
Ma rimaniamo sul discorso del comunicare: a febbraio, soltanto cinque mesi prima, la tua band scriveva sterilmente una nota su Facebook per informare i fan che la data di rilascio del vostro demo era rimandata perché tu eri in ospedale dopo un tentativo di suicidio. Probabilmente hai avuto modo di leggerla mentre eri ancora tra noi, ma a me ha colpito la sua freddezza e distacco, le medesime emozioni (se questo è il loro nome) che lasciava trasparire Euronymous quando parlava della morte di Dead. Nessuno poteva prevedere il peggio certo, ma quel che mi lascia esterrefatta tutte le volte è come non si sforzino neppure di capire, e conseguentemente venire in soccorso dello sventurato. Prendi ad esempio quel coglione di Kvarforth: i palchi dopo il suo passaggio sono sempre intrisi di sangue, quella bestia promuove tanto il suicidio da tagliarsi, bruciarsi e il cielo solo sa cos'altro quando si esibisce. Ma purtroppo (è solo una questione di gusti, a uno sguardo non allenato del tuo profilo Facebook si può intuire che ti piaceva) non pensa affatto a recidere la vena cariotide. Io non so come sei arrivato a farla finita, ma come si suol dire avevi dei precedenti ben prima del tentativo menzionato su Facebook e non so, o per meglio dire mi rifiuto, che nessuno tra chi ti era accanto abbia mosso un dito. Dopo l'uscita dal coma venisti trasferito nel reparto psichiatrico. No Emil io non ti condanno, non sono giunta al ricovero ma so perfettamente cosa significa credersi soli, abbandonati e pazzi. Pazzi perché come si può pensare che la gente scovi del bello nel mutare sempre uguale delle stagioni, dell'alternanza del giorno e della notte? Come è possibile che al nostro pianeta, nel suo eterno girare, non giri anche dell'altro? Tutto ripetitivo, tutto noioso, tutto, tutto. E con ciò l'atteggiamento della gente, di prendere ciò come un dono dei tuoi genitori che un bel giorno non avevano di meglio da fare se non scopare e concepirti. Che palle, sì, tuttora che forse sono guarita e sto bene ne ho piene le palle. Se devo dire grazie a qualcuno è al gatto. Gli umani abitanti di questa casa avevano preso la mia depressione come scusa per non fare le faccende domestiche, puoi capire l'aria... Solo la mia palla di pelo rossa meritava ancora le mie carezze, e io così innamorata di lui da non voler smettere di fargliene. Il giorno che se ne andrà mi mancherà la terra sotto i piedi.
Ma Emil, posso mettere in mezzo la splendida famiglia che hai creato? Una moglie bella e sana, un bambino biondo altrettanto forte. Quanto ha, sei anni? Più vi guardo quando ancora l'oblio non aveva divorato il vostro legame più non faccio che domandarmi: quando gli chiederanno di suo padre, lui cosa dovrà rispondere? Che si è suicidato? Che lo ha lasciato solo nel bosco della vita piena di animali feroci affamati che non gli lasceranno via di scampo? Se hai commesso qualcosa di grave, di irreparabile, di imperdonabile è proprio questa, Emil. Hai messo al mondo un figlio con la morte nelle viscere, gli hai regalato un corpo agile e una mente pensante per... condurlo a sua volta alla morte? Non credo, ho visto le fotografie. Penso che la scelta di generarlo sia stata anche dettata dal solito fattore egoistico dell'essere umano che vuole una specie di badante per quando sarà vecchio e stanco. È così, Emil? Il piccolo Varg (bellissimo nome, a proposito. Significa lupo) è nato per proteggere la sua mamma e il suo papà? Con il senno di poi mi sarebbe veramente piaciuto che potesse andare in questo modo, che la sua nascita non fosse stata vana. Potrai dire che ha sempre la mamma. Ma io continuo a guardavi e a chiedermi perché gli hai fatto del male se lo amavi.

L'immagine che preferisco di voi due insieme. E di te con un sorriso raro.
Fonte: Minnessida för Emil Wallberg

Io non so che ci faccio qui ma persevero ad usare il gatto come capro espiatorio. È triste constatare la grandezza dell'amore di amici e famigliari solo una volta che abbiamo lasciato questa vita. Non trovano le parole? A volte un gesto parla da sé. La verità è che credono di avere tempo a sufficienza, ed è un errore abissale.
Confesso che ignoravo il tuo passaggio su questa Terra prima che scavalcassi la linea di confine, e ho rimosso ora cosa mi susciti la tua musica. Devo riprovare ad ascoltarti.
Per adesso ti auguro la buona notte e di saper farti amare come hai dimostrato in vita e dopo.

Minnessida för Emil Wallberg (trad. Pagina di memoria per Emil Wallberg)
Blotum

giovedì 18 giugno 2015

Recensione: Le piume dell'uccellino di Ines Caminiti

Bentrovati lettori, pochi ma buoni! L'altra notte ho terminato questo libro e ve ne volevo parlare approfonditamente in una recensione.
Come probabilmente saprete, nell'ultimo periodo è uscito un libro molto simile a questo, vale a dire Non più briciole di Alessandra Arachi, giornalista, la prima a portare in Italia nel 1994 il triste tema dell'anoressia. Seguito dell'ormai longseller Briciole, questo secondo capitolo tratta l'argomento dal punto di vista di una madre, peccato però che sia una storia del tutto inventata. Per cui quando in internet ho scovato Le piume dell'uccellino la mia scelta è subito ricaduta su di lui. E non essendo al momento presente alcuna recensione nei meandri della rete, mi accingo a stendere la mia:

Titolo: Le piume dell'uccellino
Autore: Ines Caminiti
Editore: Vallardi
Anno di pubblicazione: 2015
Genere: Biografico
Pagine: 156
Prezzo: € 12,00
Sullo sfondo di una Genova essenziale e del suo mare, sopra il quale volano liberi i gabbiani, una madre delinea la storia di sua figlia Serena, intrappolata a lungo nella prigione dell'anoressia.
Momenti e tappe fondamentali di questa storia vera sono: la morte della nonna materna, che per un po' indebolisce e distoglie le forze della madre; una gita a Londra, che spezza le illusioni di una facile guarigione di Serena; il ricovero in ospedale della ragazza per l'alimentazione clinica e, infine, il suo viaggio di studi a Uppsala, che conferma la definitiva resurrezione dalla malattia.
Questa madre parla di speranza, forza, scelte adeguate, ma anche di impotenza, rabbia, disperazione, e si pone lucide domande che possono restare senza risposta.
Recensione: Per molti anni il mestiere principale di Ines è stato la mamma tempo pieno. Donna come tante, come recita la frase in copertina. Il suo punto debole pareva essere l'anonimato conseguito da una laurea in lettere e filosofia e nulla più che un lavoro in una libreria medico-scientifica. Ma è un errore, perchè proprio il suo nome sconosciuto ha fatto sì che potesse essere confezionato uno dei libri più sinceri e toccanti in materia.
Serena. Certo, hai un nome bellissimo!
Io come mi chiamavo?
Non trovavo un nome per me: «mamma»? Ne ero ancora degna?
Come si chiamano le donne che rischiano di perdere un figlio?
Per una volta la protagonista non è la ragazza desiderosa di bellezza ed attenzioni, ma la madre e i famigliari che ruotano intorno all'ammalata. Ognuno vive la malattia a suo modo: c'è chi preferisce buttarsi nel lavoro, chi restare fuori nelle ore dei pasti per non dover vedere cosa "Serena l'anoressica" mette nel piatto, e chi ha scelto di tenere tesa la sua mano per sostenere quando il fardello diviene troppo pesante da portare.
La narrazione di Ines è semplice ma limpida e d'impatto. È come essere partecipi dell'incubo: strazio, angoscia, impotenza lasciano poco tempo al respiro di sollievo concesso dal vissuto famigliare.
Con il consenso della figlia Serena, sparuto uccellino che ora non esita a balzare in volo, Ines ha intinto l'inchiostro nel suo cuore di madre scrivendo un'opera per tutti. Per chi riversa nelle condizioni che furono di sua figlia, che non comprendeva di essere una vittima e non voleva che altri la aiutassero, e per chi si ritrova a dover battagliare con i demoni che hanno (si spera momentaneamente) portato via i loro figli/nipoti/fratelli. Su quei volti non vi è più sorriso e quelle labbra più non cantano, solo l'amore di chi può comprenderli e amarli è capace di spezzare la dura corazza di bugie e inganni. Mamma Ines mantiene una scrittura elegante persino dove l'esasperazione autorizzerebbe termini sgarbati ed azioni impulsive. Quando ad esempio scopre, nonostante l'immutato amore con cui viene allevata, che Serena si autolesiona, per lei è un colpo tale da voler raggiungere la madre in cielo. Non perchè d'improvviso non le voglia più bene, ma perchè è sfinita. Ed in tutto ciò non sapremo mai quali crudeli parole le abbia scagliato contro in momenti di accesa rabbia; questa mamma conosce bene la vastità della sua lingua e sa come utilizzarla. Non ci turba né cerca di farsi compatire: è una novellista che ha finalmente potuto raccontare la storia che tratteneva.
Sorvolando la saggistica, i romanzi di anoressia sono praticamente tutti incentrati sul malato, quasi sempre di sesso femminile, che svela al lettore i suoi segreti e ciarla allegramente ossessivamente di calorie, pance che si restringono, ossa che spuntano fuori come ali. In Le piume dell'uccellino non ve ne è traccia, perchè una madre e la famiglia d'origine tutta di una giovane malata puntata allo scomparire non può che focalizzarsi su
Gli occhi sorridenti che t'illuminavano il viso erano un ricordo lontano: ormai si velavano sempre; non erano le lacrime a opacizzarli, ma la malattia che rabbuiava ogni parte di te.
Le palpebre sembravano trasparenti e la rima inferiore degli occhi era sempre scura, segnata, percorsa dall'onda nera che emergeva dall'interno e ammorbava ogni centimetro di te.
Profonde occhiaie ti allagavano gli zigomi, sempre più appuntiti, sporgenti ai lati del piccolo naso regolare.
La pelle del volto, tirata e secca, era diventata diafana, giallastra, come avessi una sofferenza apatica o renale. [...]
I capelli lunghissimi, un tempo folti e sani, stavano sbiadendo e parevano sottili e sfibrati; anche le unghie tendevano a sfaldarsi e non servivano gli strati di gel rinforzante sotto cui le proteggevi.
Essere madre non è tra i miei sogni prediletti ma a seguito di questa breve lettura confesso che vorrei in futuro provare a dare un contentino al mio corpo di donna, alla mia natura. Mi piacerebbe generare un figlio per capire se dentro di me c'è mai stato Amore ed in quale misura, e non aver paura di dichiararmi.
Sono diventata mano robusta per non perderti mai e afferrarti quando avevi paura; sono riuscita sempre a trattenerti, perché tu non dimenticassi la certezza dell'amore.
Sono diventata abbraccio caldo per farti arrendere alle fragilità, e ti ho stretta forte, perché tu non ti facessi del male.
Sono diventata lanterna limpida, perché tu non ti perdessi per le vie del nulla e i tuoi passi frettolosi conoscessero il ritorno certo nel tuo porto sicuro. [...]
Sono diventata preghiera, perché il tuo Angelo ti scaldasse con le sue ampie ali, mentre risalivi disperata il fianco aspro della montagna di ghiaccio.
E adesso che cammini da sola, agile e serena, piccola grande donna, io mi sono fatta casa, dimora e abitazione, per essere ancora la tua accoglienza e la tua certezza; sarai sempre protetta, sempre sicura, perché un giorno, per nove mesi, mi ero fatta spazio concavo per accogliere te, la mia bambina.

Se ce ne fosse ulteriore bisogno, un motivo in più per acquistare questo libro: per volere di Ines Caminiti i proventi delle vendite saranno destinati ad un'associazione per la cura dell'anoressia.

lunedì 15 giugno 2015

Linky Party di Piccole Macchie d'Inchiostro

Image and video hosting by TinyPic

Con piacere rispondo all'invito della dolce Babuska e partecipo così al mio secondo linky party, o almeno spero di riuscirci dato che l'altra volta non l'ho fatto come avrei voluto.
Lascio la parola alle poche e semplici regole presenti nel post originario, che sono:

- Aggiungetevi ai lettori fissi di Piccole Macchie d'Inchiostro (se lo siete ricordatemelo).
- Commentate il post lasciando il nome del blog in modo da poterlo inserire nell'elenco dei partecipanti.
- Condividete il party mettendo sulla vostra pagina il banner creando magari un post di presentazione.
- Invitate almeno 3 dei nostri follow al party.
- Visitate a vostra volta altri 3 blog dell'elenco e se vi piacciono diventate lettori fissi.

Io invito:
Giulia's world
Welcome to the city of bones
Never Say Book

Il linky party non ha una vera e propria data di scadenza ma è estesa a tutta l'estate, spero che il mio invito vi faccia piacere e vi auguro buon divertimento ;)

mercoledì 10 giugno 2015

Tag: I diritti del lettore

Ciao! È passato di nuovo del tempo da quando ho risposto ad un tag. Questo che vi propongo riprende i "diritti imprescrittibili del lettore" stilati da Daniel Pennac nel suo libro Come un romanzo. In essi si identificano dieci piccole grandi leggi di cui dovrebbe beneficiare qualsiasi lettore che si consideri tale. A seguito di ogni diritto viene posta una domanda a tema. Le ideatrici di tag e relativo banner sono le ragazze del blog Le parole segrete di Gaia, con la collaborazione di Noemi del blog Life is a Book.
Cominciamo subito!

 

1. IL DIRITTO DI NON LEGGERE
Un libro che non avete alcuna intenzione di leggere, né ora né mai.

Esclusi gli erotici che spuntano come funghi in libreria, esclusi i vari Bruno Vespa, Marco Travaglio eccetera, mi sento di dire Piccole donne e qualsiasi romanzo di Jane Austen.
Lo so lo so, sono classici, adesso mi odierete xD Piccole donne mi fu addirittura prestato da mia cugina quando avevo dieci anni ed ero in vacanza al mare, ma appunto perchè ero in vacanza al mare (e gran lettrice...) non lo aprii neppure. Quelli della Austen non mi ispirano neanche un po' molto semplicemente.

2. IL DIRITTO DI SALTARE LE PAGINE
Un libro che avete letto saltando pagine, interi capitoli, o magari soltanto lunghe descrizioni.

Mah, saltare le pagine per me è come scartare intere scene di un film, ossia senza alcun senso!

3. IL DIRITTO DI NON FINIRE UN LIBRO
Un libro che avete lasciato a metà.

Uh da quale parto? Quasi me ne vergogno ma sono un discreto numero quelli che non ho concluso, vuoi per mancanza di tempo, umore non adatto o semplicemente non volevo che la storia finisse (sì è accaduto!). Per non parlare dei libri della biblioteca scolastica che non terminavo scema che non ero altro. Indi per cui cito quelli di cui col tempo mi sono pentita: Il libro degli animali di Mario Rigoni Stern, La guerra dei topi e delle rane di Ettore Allodoli (o almeno credo fosse suo a giudicare dalla copertina), Firmino di Sam Savage, Delfini di Banana Yoshimoto, In viaggio con la zia di Graham Greene, La corsa delle onde di Maggie Stiefvater (questi ultimi due conto di riprenderli prima o poi).

4. IL DIRITTO DI RILEGGERE
Il libro che avete riletto più spesso.

Sembra fin un delitto ammettere che, fatta eccezione per A spasso con Bob di James Bowen (quasi dovuto: il font sull'ebook era piccolissimo così quando ho preso il cartaceo ho ricominciato), non ho mai riletto un libro. Per alcuni mi piacerebbe dato che li ho pressoché rimossi ma la vita è troppo breve per leggere sempre gli stessi libri. A meno che non si è come LUI.

5. IL DIRITTO DI LEGGERE QUALSIASI COSA
Un libro "per bambini" che avete letto da adulti, oppure un libro "per adulti" che avete letto da ragazzini.

Visto quanto leggevo da bambina (non so neppure se avessi o meno un libro preferito ._.) tocca rispondere alla prima. Potrei farlo con i soliti titoli che vanno bene anche da adulti ma voglio replicare con qualcosa di infantile e allora ben venga Gatto a distanza di Grazia Ciavatta. Che avete da ridere? Nel 2012 ha vinto il premio "Il battello a vapore", la storia è molto carina e poi la mia non troppo segreta passione per i felini ha fatto il resto :3

6. IL DIRITTO AL BOVARISMO
Il libro che più vi ha fatto desiderare di essere tra le sue pagine e di avere la vita dei protagonisti.

Non posso rispondere Harry Potter perchè non ho mai letto i libri né mai lo farò (dove sono i pomodori?), non mi capita così spesso di voler entrare nelle pagine e prendere il posto dei protagonisti però se potessi esprimere uno dei tre desideri (letterari naturalmente) sarebbe essere dentro L'albero di Halloween di Ray Bradbury. Riporto la recensione che scrissi su aNobii:
Otto ragazzini alla scoperta delle origini della festa di Halloween. Si camuffa da libro per ragazzi ma invece è adattissimo anche agli adulti, anche quelli che storcono il naso sopra un'altra giornata dedita al consumo di dolci e al divertimento. Il libriccino si legge in poche ore e ci trasporta in un viaggio nelle varie tradizioni e religioni dalla preistoria ai giorni nostri, dove ancora oggi la morte non è stata sconfitta e si cerca in ogni modo di esorcizzarla.
Stupenda (nel suo genere) la festa che si svolge in Messico, in cui la morte nemmeno ai bambini fa più così paura, una lezione che spesso dimentichiamo di spiegare ai nostri figli.
7. IL DIRITTO DI LEGGERE OVUNQUE
Il posto più strano in cui l'avete fatto. Ehm, cioè, il posto più strano in cui avete letto!

Fino a un paio di settimane fa non avrei saputo cosa rispondere mentre ora sì. Non erano neanche le sette del mattino e avevo gli occhi sbarrati, ma per non accendere la luce e svegliare mia sorella che ha il sonno lieve come una piuma, ho agguantato il libro che stavo leggendo e sono andata in bagno. Abbiamo una sedia proprio di fronte alla finestra, già gradevolmente illuminata dal sole, così mi sono seduta e ho cominciato. La faccia di mio padre quando è entrato e mi ha trovata immersa nella lettura è indimenticabile.

8. IL DIRITTO DI SPIZZICARE
Il libro che spizzicate con maggiore frequenza, perchè ne sentite più spesso la mancanza.

Un libro dell'infanzia non ce l'ho è vero ma ne ho uno dell'adolescenza, letto infatti a quindici anni ed è La mia migliore amica di Anne-Sophie Brasme. Questo è uno dei libri che mi sono più cari e che a volte mi mancano. Ora confermerete che sono pazza ma l'ho riportato parola per parola sul pc, creando così un ebook per non dover sfogliare la vecchia copia che possiedo.
Un altro, di cui più che sentire la mancanza sento di doverlo fare, è Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino. No tranquilli, di questo non mi sono consumata le impronte digitali a ricopiarlo xD è un longseller, se non lo fosse penso che i vostri timori potessero essere fondati!

9. IL DIRITTO DI LEGGERE A VOCE ALTA
Un libro che almeno una volta avete provato a leggere a voce alta.

Quando sono sola in casa provo praticamente sempre a leggere a voce alta, mi sembra di comprendere meglio quel che leggo, soprattutto i dialoghi. Per cui non c'è un solo titolo che non sia 'scampato' a questo rituale.

10. IL DIRITTO DI TACERE
Il libro che vi ha sconvolto così tanto (in senso positivo o negativo) da non voler condividere quelle emozioni con nessuno.

Perchè non dovrei volerlo? Semmai è non riuscire ad esprimersi tanta è l'emozione e la preoccupazione di trovare le parole più indicate. Sicuramente in proposito non posso non citare Proibito di Tabitha Suzuma, che mi ha strappato il cuore, appallottolato come un foglio di carta e gettato nel più vicino bidone dell'immondizia. Ma ciononostante è stupendo.

mercoledì 3 giugno 2015

My TBR Jar #3 - Giugno 2015

Rieccomi a voi signore e signori con la terza puntata della My TBR Jar. Sono contenta di essere entrata felicemente 'nel club' dato che come molti di voi comprenderanno non riuscivo mai a decidere quale lettura privilegiare, e soddisfatta per aver completato la lista precedente. Riuscirò anche stavolta o perlomeno ad avvicinarmi?
Verso fine mese ho constatato con orrore di aver esaurito lo spazio sull'ereader per cui ho provveduto ad un ripulisti di testi che, ragionandoci un po' su, non avrei mai aperto. Così di 988 ebook ne sono rimasti 'solo' 912. Se pensate che nell'hard disk ne ho più di tremila ho da leggere per le prossime sette vite. Non contando che continuo a comprare libri ahinoi...
Bando alle ciance, cosa leggerà Lumi a giugno?

My TBR Jar è una rubrica a cadenza mensile gentilmente presa in prestito dal blog di Giulia. Se come diceva Seneca "Non abbiamo poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto", per noi lettori ritrovarci a girare come comete per la stanza chiedendoci cosa leggere dopo aver concluso un libro diventa quasi una questione di vita o di morte. Possono trascorrere così dalle 48 alle 72 ore e non possiamo permetterci di sprecare tempo. Ed ecco l'idea: prendete un barattolo, riempitelo di bigliettini quanti sono i titoli che avete da leggere e lasciate che la dea bendata scelga per voi!

Visto quanto bene mi sono trovata sorteggiando quattro ebook, ho deciso di tenere il numero invariato. La sorte ha deciso per:


1. La nonna vuota il sacco di Irene Dische
2. Una vita allo sbando di Anne Tyler
3. Pugni, svastiche, scarabei di Ned Beauman
4. L'imprevedibile viaggio di Harold Fry di Rachel Joyce

Mentre sul fronte cartacei, a seguito del novantacinquesimo compleanno di Richard Adams ho ritenuto fosse giunto il momento de La collina dei conigli. E leggerò la vecchia copia della mia mamma :3
Chelsea & James devo leggerlo per recensirlo, e di questo ringrazio ancora l'autore per avermene dato l'opportunità. E lo scoiattolo... come si fa a non volergli bene alla prima occhiata? È il mio primo libro di psicologia, stavolta devo dire che più che dalla trama sono stata chiamata dalla copertina. Speriamo di aver fatto bene ad adottarlo, comunque non me ne vorrò mai separare credo. Ecco quindi i romanzi di carta di questo mese:


1. La collina dei conigli di Richard Adams
2. Chelsea & James di Giuseppe Cozzo
3. Storia di uno scoiattolo che voleva ricominciare a vivere di André Benoit, Lucie Pétrin

Finish. Fatto salve La collina dei conigli ne conoscete qualcuno? Consigli, sconsigli, ispirazioni? Ditemi tutto quello che vi passa per la testa e ne sarò felice ^^

martedì 2 giugno 2015

Monthly Recap #21: Maggio

Ciao a tutti! Ieri sono stata presa tutto il giorno, soprattutto dall'acquisto libresco ossessivo-compulsivo: a fine giornata in casa c'erano sei libri in più. Ho approfittato dello sconto del 20% sui tascabili Einaudi così ho comprato due libri di Murakami, incluso il celebratissimo Norwegian Wood. L'altro invece è Ritratti in jazz. Da quando ho letto Natura morta con custodia di sax (click QUI per la recensione) sono rimasta affascinata dal mondo jazz, musicalmente non lo conosco ma ho apprezzato le vite dei suoi personaggi chiave, quindi quando mi sono ritrovata questo volume sotto gli occhi non ho potuto lasciarlo lì. Anyway, mi spiace ma il resto del bottino vi sarà svelato nel prossimo Monthly Recap.
Per questo mese non dovrei neppure pubblicare il resoconto avendo scritto solo due post, lo faccio quindi esclusivamente per gli acquisti e le letture.

-Un mese di libri-

TBR del mese
Nessuno è come te | La memoria incancellabile dei sogni | La ragazza dei fiori morti | In uno specchio, in un enigma | Ti seguirò fuori dall'acqua | Raccontami di un giorno perfetto

Dopo una prima TBR disastrosa, a maggio sono riuscita a leggere tutti i titoli che mi ero prefissata! :D mi sono persino avanzati due giorni dove non sarei mai riuscita a leggere alcun romanzo così ho scelto una novella di Banana Yoshimoto, Viaggiatori nella notte. Il primo del mese avevo messo mano al 'residuo' di aprile, ossia Eleanor & Park (♥), per cui in maggio ho letto la bellezza di sette libri e una novella.
Non dico altro se non la lettura peggiore: Nessuno è come te di Laurie Halse Anderson. La stessa persona che ha scritto quella meraviglia intitolata Wintergirls, è riuscita con questo romanzo a distruggere tutto. È banale, noioso, trama trita e ritrita e scritto da cani... vi assicuro che se non era un ebook sarei stata tentata più volte nel corso della lettura di fermarmi e controllare il nome sulla copertina. Non può essere lei! No no no non ci credo! Adesso dove trarrò la forza per leggere Speak e Le emozioni difettose? ç_ç

Acquisti/in regalo/in prestito
La comunicazione animale a cura di Robert A. Hinde, con scritti di J. M. Cullen, W. H. Thorpe, R. J. Andrew ➜ aNobii
E intanto Vasco Rossi non sbaglia un disco di Eva Clesis
Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci. QUESTA edizione, ne cercavo appositamente una che non contenesse la prefazione di Lucia Annunziata. Pagato 3 €
Mai più la verità di Marco Bettini
Chelsea & James di Giuseppe Cozzo. Grazie per avermene spedito una copia
Sonderkommando Auschwitz di Shlomo Venezia
Storia di uno scoiattolo che voleva ricominciare a vivere. Come superare un trauma e rinascere di André Benoit, Lucie Pétrin
Ricerche sulla natura di Seneca
Piedi di cerva sulle alte vette. Viaggio a Dio attraverso il Cantico di Hannah Hurnard
Lucky di Alice Sebold
Prima di mezzanotte di Andrew Klavan
Le piume dell'uccellino di Ines Caminiti

In wishlist
Le ragazze del rock. 40 anni di rock femminile italiano di Jessica Dainese
Gesù beveva birra di Afonso Cruz
L'effetto Lucifero. Cattivi si diventa? di Philip G. Zimbardo
I vendigatti di Erika Marinoni
Oink! Un amore tutto rosa di Matt Whyman
Una piccola stella di John Ajvide Lindqvist ✓
La Legione Nera. Black metal e rock "satanico" di Cedric Cunningham
Latte di tigre di Stefanie de Velasco

Miglior lettura


Vi aspettavate Raccontami di un giorno perfetto vero? Anche lui mi è piaciuto molto ma questo nettamente lo supera. È la storia vera di un padre e i primi mesi del suo bimbo affetto dalla sindrome di Down. Inseribile sotto lo stesso genere di Lettera a un bambino mai nato e Nessuno sa di noi, è molto delicato e ricco di spunti su cui riflettere, lo consiglio.

Spazio note
Come si riconquista la voglia di scrivere? È più di un mese che mi interrogo se tenere fede al mio spirito e prendermi una pausa dal blog o proseguire zoppicando. Così vi preparo per tempo se un giorno incappate in un post di questo tipo.
Noi comunque ci risentiamo domani per il terzo appuntamento con la TBR Jar, state sereni che per il momento non mi è concesso scappare. Buon mese e buone letture!