mercoledì 11 marzo 2015

Speciale: Letteratura sull'autolesionismo


Self-injury Awareness Day (SIAD)
Si svolge ogni anno, il 1° marzo, e come simbolo si dovrebbe indossare un bracciale arancione, vanno bene tutti i bracciali, potete anche costruirli voi con una striscia di carta e poi colorarlo.
Questa giornata ha lo scopo di aumentare la conoscenza generale dell'autolesionismo e per incoraggiare gli autolesionisti a parlare apertamente del loro problema con le persone che li circondano.
I bracciali possono essere indossati da tutti, anche da chi non è autolesionista, proprio per incoraggiare gli altri. Potete anche farne in più e regalarli ai vostri amici.

La maggior parte degli autolesionisti, non confessa a nessuno il suo problema. [...] Generalmente si crede che praticare autolesionismo significhi cercare attenzioni. Ma questo non è completamente esatto poiché in molti casi gli autolesionisti sono consapevoli delle loro ferite e cicatrici e ciò provoca un senso di vergogna e di colpa che porta loro a fare di tutto per nascondere i segni con l'abbigliamento (bracciali, polsini ad esempio); cercano inoltre di nascondere le loro ferite a chi gli sta attorno montando scuse e bugie per spiegare i segni evidenti.

Fonti:
https://www.facebook.com/events/523421341105153/
http://www.lavoceassociazioneculturaleasud.it/articolo.php?Articolo=596

Dopo questa premessa, parliamo di libri. Navigando sul web incontro spesso richieste di testi su tematiche particolarissime ma su cui si preferisce tacere. La quantità di fuori catalogo fa impallidire, come nel caso di libri sull'autolesionismo, dove ancora oggi il libro-bibbia è Un urlo rosso sangue seppur esaurito da anni. Anche se è inevitabile stilare una classifica partendo da esso, per questo motivo la mia idea era di raccogliere quante più opere possibili e soprattutto valide e atte a capire il fenomeno. Sempre dal sito di LaVoce si apprende che il 27% degli universitari ed il 31% degli studenti di scuola superiore afferma di essersi autolesionato almeno una volta nella vita. Per cui bando alle ciance, credo sia ora di cominciare.

Un urlo rosso sangue di Marilee Strong
1998, Frassinelli, Fuori catalogo
Cutters: coloro che si tagliano, è il significato nella nostra lingua. Coloro che esprimono un dolore immenso non attraverso le parole o giorni di digiuno o svuotando ripiani di un frigorifero, ma martoriando la propria carne. Lanciando un muto urlo rosso sangue.
Muovendosi tra psicopatologia e studio dei costumi, tra l'iniziale disinteresse della medicina ufficiale e il naturale riserbo di alcuni, Marilee Strong firma un libro scomodo e rilevatore di un fenomeno fine anni '90.


La pelle e la traccia. Le ferite del sé di David Le Breton
2005, Meltemi Editore, € 16,00
Incisioni, scorticature, scarificazioni, bruciature, escoriazioni, lacerazioni: la trama di questo libro è costituita dalle lesioni corporali che gli individui si autoinfliggono deliberatamente, nel contesto delle nostre società contemporanee. Uomini o donne – ma soprattutto donne – perfettamente inseriti nella rete creata dal legame sociale vi fanno ricorso come a una forma di regolazione delle proprie tensioni. La pelle diventa la superficie d'iscrizione del loro malessere. Si cambia il proprio corpo perché non si può cambiare l'ambiente circostante. Le ferite corporali non sono un indice di follia – proprio come i tentativi di suicidio, le fughe, i disturbi dell'alimentazione o altre forme di comportamento a rischio comuni fra le giovani generazioni – ma una particolare forma di lotta contro il male di vivere che segnala l'inadeguatezza della parola e del pensiero. L'alterazione del corpo è una ridefinizione di sé in una situazione dolorosa, un andare al di là del socialmente consentito per sentire qualcosa di forte – come se la vita normale non bastasse più. All'analisi di questa auto-chirurgia particolarmente diffusa tra gli adolescenti, David Le Breton aggiunge una riflessione sulle ferite corporali intenzionali in situazione carceraria – marchi indelebili che esprimono la resistenza all'umiliazione e alla reclusione – nonché sugli artisti di "body art" che, attraverso performances sanguinolente e dolorose, provano a scuotere lo specchio sociale.

Autolesionismo. Come smettere di farsi del male di Laurence Claes e Walter Vandereycken
2009, Baldini Castoldi Dalai, Fuori catalogo
Scopo di questo libro è offrire consigli pratici che possano aiutare a capire e ad affrontare la tendenza a farsi del male come tagliarsi, bruciarsi, procurarsi lividi, morsi, graffi, etc. Forti della loro esperienza clinica e scientifica, gli autori analizzano questo fenomeno tanto dal punto di vista di chi si ferisce quanto da quello delle persone coinvolte indirettamente. Una volta descritti i diversi tipi di autolesionismo, di cui vengono valutati gravità e significato, questi vengono posti in relazione con i problemi di autostima e con il modo di rapportarsi alla famiglia, agli amici e ai conoscenti. C'è la volontà di offrire uno sguardo approfondito di tali comportamenti, concentrandosi in particolare sui pensieri e le emozioni che precedono e seguono l'atto lesionistico in sé. Il libro contiene anche utili strumenti come questionari e test, consigli pratici per genitori e insegnanti, che permettono un approccio alla problematica passo dopo passo, nonché esempi concreti che mostrano le possibilità, ma anche i limiti, di un trattamento in piena autonomia. L'analisi è infine una preziosa base per pianificare terapie e strategie di prevenzione, nel tentativo di arginare questo spinoso fenomeno.

Donne che si fanno male di Dusty Miller
2007, Feltrinelli, € 8,00
Donne che muovono al proprio corpo una guerra spietata, sanguinaria, spesso clandestina, talvolta inconsapevole. Donne che si lasciano morire di fame, che si riempiono di cibo, lassativi, droga, tranquillanti, alcol. Donne che si feriscono e si torturano con le proprie mani, che si consegnano a diete devastanti o a deformanti chirurgie plastiche. Spesso il male che si fanno è irreversibile. Ma cosa c'è dietro a un fenomeno così pericolosamente diffuso? L'autrice identifica in questi comportamenti autodistruttivi una patologia complessa, denominata Sindrome da rimessa in atto del trauma, o Trs. Dietro la tragica esperienza di Fiora, Karen, June, Nancy, si nasconde una ferita dell'anima infantile mai rimarginata, frutto di ogni sorta di abuso.

Break. Ossa rotte di Hannah Moskowitz
2011, Giunti, € 9,90
Jonah ha una famiglia a dir poco difficile. Ha due genitori quasi assenti, che non ricordano più perché stanno insieme e a malapena riescono a tenere le fila di un matrimonio che sta rovinando la loro vita e quella dei figli. E ha due fratelli: Will, di pochi mesi, che piange incessantemente, e Jesse, di 16 anni. Il rapporto tra Jonah e Jesse va ben al di là dell'amore fraterno. Sì, perché Jonah è l'angelo custode di Jesse, colui che ogni giorno lo salva da morte sicura per soffocamento. Jesse soffre infatti di gravi allergie alimentari, soprattutto al latte e, dato che Will è ancora un poppante, Jesse non è mai al sicuro, nemmeno in casa. I suoi attacchi sono violenti, terribili, devastanti, tanto da spedirlo in ospedale. Jonah non può permettersi di perderlo mai di vista: controlla tutto ciò che mangia, tocca, respira. Si assicura anche che quella sbadata di sua madre non allatti Will e poi tocchi il fratello. Ogni volta che il cellulare squilla, il cuore di Jonah parte al galoppo per la paura che Jesse sia in fin di vita. Jonah vuole essere più forte, ha bisogno di essere più forte, per sorreggere una famiglia sull'orlo del baratro, per sostenere un fratello che rischia di morire ogni giorno, per non cedere al raptus omicida nei confronti di un bebè che riduce a brandelli i nervi di tutti. Rompersi le ossa e guarire è l'unico modo che Jonah conosce per rinforzarsi. Perché chiunque sa che un osso fratturato ha il potere di curarsi da solo e di ricrescere più forte, rinvigorito. E il primo pensiero di Jonah ogni mattina è quello di escogitare nuovi metodi per raggiungere lo scopo nella maniera più veloce ed efficace possibile. La sua è una storia di autodistruzione per amore. Dita, gomiti, femori, costole: il conto è minuziosamente riportato. È un'impresa metodica. Una scarica di adrenalina, poi il dolore, intenso, nauseante.

3 commenti:

  1. Non amo la saggistica accademica quando si parla di questo argomento... certo il mio indirizzo di studi m'ha portata a leggerne tanta... e posso dirti in onestà che ciò che riesce meglio a rendere l'idea è la testimonianza. Meglio se diretta, ovviamente. Chi ne studia per riflesso non sa mai fino in fondo in cosa si sta impelagando.
    Si conti sempre che chi ferisce il corpo ha bisogno di alleviare il dolore che ha dentro attraverso una sofferenza-sollievo fisica.

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  2. Perchè libri del genere finisco sempre fuori catalogo?! Perchè!!?
    Un urlo rosso sangue lo cerco da una vita senza risultati (a parte una copia a 39,00 euro su comprovendolibri.it ._.)

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    1. Quel che mi domando anche io! Un libro può non avere il successo sperato e ritirarlo, ma se ogni anno che passa c'è sempre più gente desiderosa di leggerlo e che quindi ne fa richiesta perchè non ristamparlo?
      Potrebbero ristampare certi titoli dopo un tot di anni invece se ne infischiano e continuano a mandare in stampa boiate che non stanno né in cielo né in terra, poi trovi uno di questi titoli al mercatino e ti domandi: ma perchè?!

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