giovedì 30 ottobre 2014

Cinerecensione: Il giovane favoloso (2014)

Titolo originale: Il giovane favoloso
Paese: Italia
Genere: biografico, drammatico, storico
Anno: 2014
Durata: 137 minuti
Distribuzione: 01 Distribution
Sceneggiatura: Mario Martone, Ippolita Di Majo
Regia: Mario Martone
Attori: Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis, Valerio Binasco
Leopardi è un bambino prodigio che cresce sotto lo sguardo implacabile del padre, in una casa che è una biblioteca. La mente di Giacomo spazia, ma la casa è una prigione: legge di tutto, ma l'universo è fuori. In Europa il mondo cambia, scoppiano le rivoluzioni e Giacomo cerca disperatamente contatti con l'esterno. A 24 anni lascia finalmente Recanati. L'alta società Italiana gli apre le porte ma il nostro ribelle non si adatta.
Per quali motivi vedere un film sul monarca italiano della poesia pessimista? «Ma che parole vuote. Pessimismo, ottimismo». Forse per la prima volta il vero animo di Leopardi riesce a ricacciare indietro gli stereotipi ed offrirci una poesia vissuta e sofferta, dapprima giocando con i fratelli poi osservando il mondo esterno racchiuso in quel piccolo borgo, seduto a leggere nella ricca biblioteca del conte Monaldo suo padre. Giacomo cresce tra agi di una famiglia benestante ma arida di affetto e una salute già di per sé precaria che via via si aggraverà costringendolo ad appoggiarsi a un bastone a neppure quarant'anni d'età, e mentre sogna di abbandonare Recanati parla alla luna e nella Natura trova rassicurazione. Quella Natura "matrigna degli uomini" in cui Giacomo rivede la madre Adelaide Antici, come lei severa ed indifferente alle umane sorti, una madre in negativo.
Da Elio Germano che dà il volto al poeta recanatese non si poteva chiedere di meglio. Finalmente Giacomo rivive, con tutto il peso che l'esser vivi comporta, ragazzo schivo e impacciato, gentile ma diffidente e scontroso nella prima parte del film, uomo stanco ma ancora capace di discorsi dirompenti nello scritto come nel parlato nella seconda parte tra Firenze e Napoli, con l'inseparabile amico Ranieri.
La poesia arriva sul grande schermo: i dialoghi non sono mai gettati a caso ma sapientemente dosati, a volte rasentando il teatrale come il celebre Infinito recitato ad alta voce sul colle, linguisticamente forbiti, mai banali. Assistiamo alle critiche mosse dai critici dell'epoca stessa del Leopardi per l'ostentato pessimismo ma anche a un Leopardi legato ai due fratelli minori e ghiotto di dolci. Nel suo breve passaggio terreno il Leopardi isolato e melanconico non è stato altro che il risultato dell'ambiente famigliare repressivo, di un padre che considera un tradimento il suo primo tentativo di fuga da Recanati e non gli permette di viaggiare e di una madre fredda e distaccata nei confronti di tutti e tre i figli, ma anche di un'Italia ancora divisa e reazionaria.
In un film completamente italiano ci vengono proposte quotidianità e grandezza di un personaggio troppo avanti per la sua epoca ingiustamente e volutamente relegato agli studi universitari per l'eccessivo pessimismo, che in questo lavoro trova l'umanità e la comprensione che ben due secoli hanno sottratto alle sue carte.
Protagoniste assieme a Giacomo sono le tinte, la Natura e la musica. I colori sono in prevalenza caldi e brillanti, in contrasto con il suo animo quasi sempre grigio e spento in particolar modo verso la fine dei suoi giorni durante il soggiorno a Napoli: l'esempio lampante è vederlo privo di forze seduto su una sedia mentre assiste all'eruzione del Vesuvio, quell'esplosione di rosso e arancio sopra un Leopardi in ombra. Alla Natura, come detto poc'anzi, è relegato il ruolo di madre e molto del suo tempo Giacomo lo trascorrerà immerso in lei, a leggere, pensare e comporre. Degno di nota è lo sguardo al cielo stellato, in lacrime, che favorisce il componimento de La ginestra. La musica sembra accompagnarlo nei repentini cambi di stato d'animo, spaziando tra classica e soft-rock.
Bravi e convincenti tutti gli attori, forse più esteticamente belli di quanto occorresse e di quanto dipingesse la realtà ottocentesca. I panni di Antonio Ranieri li veste Michele Riondino (Il giovane Montalbano), pugliese che dal siciliano passa alla recitazione in napoletano, ed il suo accento è assolutamente credibile. Peccato il bell'aspetto, che lascia adito a scelte registiche con un occhio di riguardo al teatro. Idem per la giovane Gloria Ghergo, ex cameriera alla sua prima prova cinematografica, che interpreta seppur per una manciata di minuti Teresa 'Silvia' Fattorini. Troppo bella (e sì che Giacomo era anch'egli umano) e la sua voce pare provenire dalla sala di doppiaggio piuttosto che dalle sue stesse labbra. Occorrerà vederla in altri ruoli per un giudizio definitivo.
Se proprio si vuol trovare una pecca nel Giovane favoloso è l'accennare a malapena a progetti come lo Zibaldone o la canzone All'Italia che avrebbero meritato un po' di spazio in più, sfruttato malamente invece per una scena come la derisione nel bordello che fa soltanto provare per Giacomo ancora più compassione di quanta già provata, altro motivo di pena in un'esistenza già sofferente di malattia e solitudine. O la parentesi napoletana in cui si parla dialetto che non è sottotitolata, ma del resto Leopardi era originario delle Marche e ai suoi tempi i sottotitoli non erano ancora stati inventati, indi per cui i novelli italiani dovranno adattarsi. Chi vive nel meridione comunque non avrà alcuna fatica a comprendere i dialoghi in dialetto.
Apprezzatissime le location del film: dalla finestra di Giacomo, nelle strade che percorre e nei colli adiacenti si ammira la vera Recanati. La biblioteca dove consumerà anni di "studio matto e disperatissimo" in compagnia dei fratelli è l'autentica biblioteca della famiglia Leopardi. Da segnalare inoltre il cammeo del conte Vanni, erede leopardiano nei panni di cocchiere.
Morale della favola, Il giovane favoloso è un film che vale il costo del biglietto. 137 minuti di visione forse si faranno sentire o forse no, ma la storia e la penna di Leopardi sono ben diluite, atte a rivalutare un autore fondamentale alla nostra cultura o elogiarlo ancora di più per l'umanità che trasuda.

mercoledì 22 ottobre 2014

The Ultimate Book Tag

Ciao a tutti! Ho scoperto questo tag da Giulia del blog Il magico mondo dei libri e date le domande un po' diverse dal solito ho deciso di farlo e così proporvelo. Il tag in origine viene da Youtube ed è stato tradotto dall'inglese interamente da Giulia. Direi che ha fatto un ottimo lavoro, per cui bando alle ciance e iniziamo il questionario.

1. Leggere mentre stai viaggiando in macchina ti da fastidio?
La semplice idea di viaggiare in macchina mi terrorizza, specie se sono su strade che non conosco ergo posso incappare in una serie di curve da un momento all'altro! Inutile dire che quando succede sto male e chiedo di potermi sedere davanti per cui niente lettura in macchina se voglio sopravvivere.

2. Lo stile di scrittura di quale autore è unico per te e perché?
Potrei dire John Green per la sua abilità di infilare matematica, fisica quantistica eccetera in un romanzo per ragazzi e renderlo estremamente adulto, ma non sarebbe la verità. In realtà non sono una grande osservatrice da questo punto di vista, è fondamentale che un libro sia ben scritto e riconosco quando uno lo è ma non è la parte più importante per farmi decidere se è un buon libro o se l'autore mi piace.

3. La serie di Harry Potter o la saga di Twilight? Fornisci tre perché.
Linciatemi scelgo la saga di Twilight. Perchè:

a) A Twilight sono un po' affezionata, nel periodo in cui ne parlavano tutti andai in edicola a comprare il dvd, per capire il fenomeno. Fortunatamente mi piacque e ora in casa ho tutti e quattro i libri e tutta la serie di dvd. Inoltre uno dei miei ultimi acquisti è stato L'ospite e se mi soddisferà passerò col recuperare Twilight. Di Harry Potter invece ho solo il primo volume, e nel remotissimo caso che lo leggerò mi piacerebbe vederlo finire.
b) Ho sentito dire che i film di Harry Potter non sono proprio uguali ai libri (gli ultimi soprattutto), ma già con il primo ho rischiato l'addormentamento perchè la storia sapeva di già visto... non immagino l'effetto che potrebbero farmi i libri!
c) Perchè diciamolo, i vampiri mi intrigano molto più di un maghetto orfano. Sono pallidi, si ritirano quando c'è il sole, sono immortali e si nutrono di sangue. Che ci faccio ancora qui?

4. Porti con te una borsa per i libri? Se si, cosa c'è dentro al momento (oltre ai libri ovviamente)?
Dipende da dove devo andare. Se vado a fare una passeggiata i libri rimangono a casa, non avrei lo spazio e il giusto grado di rumore (molto basso o pressoché nullo) per concentrarmi su quello che sto leggendo, e comunque se devo restare fuori preferirei dedicarmi a ciò per cui sono uscita, che sia una commissione o una semplice camminata e lasciare il piacere della lettura in un momento in cui gradisco un po' di relax.
Discorso diverso se faccio una gita fuori porta e allora porto con me la cosiddetta borsa per i libri, che di solito contiene l'ebook o il cartaceo che ho in lettura e il mini astuccio con il pennino (che in realtà doveva essere l'accessorio di uno smartphone) per voltare le pagine virtuali dell'ebook. Nove volte su dieci metto l'ebook in borsa, i cartacei ho sempre timore di rovinarli.

5. Annusi i tuoi libri?
Una volta lo facevo, però il libro doveva avere un odore talmente forte che era impossibile non accorgersene. L'esempio più lampante è quando mi regalarono una copia dell'Eneide che profumava di plastilina(!) e passavo il tempo ad annusarla. Ora tra che non me ne sono più capitati di 'profumati' ma non sento la necessità di infilare il naso dentro i libri.

6. Libri con o senza piccole illustrazioni?
Entrambi, perchè rinunciarvi? Mi piacciono i ghirigori in stile medievale che applicano alle iniziali o le tavole in bianco e nero che inseriscono in quelle edizioni stupende che costano un occhio della testa, e mi piace quando è possibile, come l'autore si sia immaginato i protagonisti dei suoi racconti e fare un paragone con quelli che hanno preso forma nella mia mente. Più o meno è lo stesso per quanto riguarda i libri senza illustrazioni, anzi li preferisco quando il libro è un po' più 'serio' e comunque non piango se non sono presenti, è bello usare la fantasia.

7. Quale libro hai adorato mentre lo stavi leggendo per poi scoprire, dopo, che non era di altissima qualità?
Dopo quando? Se un libro mi ha appassionata e l'ho letto con estremo piacere non è possibile che 'scopra' in seguito che non è di qualità. E poi cosa significa che non è di qualità? Io posso passare indenne davanti allo scaffale dei best seller e adorare un libro che la stampa ha aspramente criticato o addirittura non calcolato. Se leggo le recensioni non è per farmi influenzare nell'acquisto ma più per capire quel determinato libro di cosa tratta, se può confarsi ai miei gusti. Non vedo quindi il motivo di esistere di questa domanda e di spenderci altro tempo nel comprenderla e darle una risposta sensata, ciao.

8. Qualche storiella divertente (del periodo della tua infanzia) riguardante i libri? Racconta!
È divertente se si guarda la mia trasformazione. La maestra di quinta elementare parlava con mio padre o mia madre non ricordo più chi dei due, e stava dicendo che io in due mesi avevo letto solo due libri mentre la mia compagna perfettina nella stessa quantità di tempo ne aveva letti nove. Ora, tra che erano libri della biblioteca scolastica e sicuramente della serie Il battello a vapore e simili quindi molto sottili e io preferivo giocare, a distanza di anni non credo che quella mia compagna adesso sia una gran lettrice! Comunque i bambini bisogna incoraggiarli non sminuirli, non imparano sui successi degli altri.

9. Qual è il libro più sottile della tua libreria?
Elogio della quiete di Matsuo Bashō.

10. Qual è il libro più spesso della tua libreria?
Tutte le poesie di Sylvia Plath.

11. Ti piace scrivere così come adori leggere? Nel futuro, ti immagini scrittrice?
Si può dire che a volte adoro più scrivere che leggere. Dipanare la matassa dei miei pensieri e poterli appuntare da qualche parte per rileggerli o sgombrare la mente per fare posto ad altri è un'attività assai liberatoria. Scrittrice? Mi piacerebbe ma non vorrei farmi pressare dalle case editrici perchè sono in ritardo con le consegne o dover pubblicare un romanzo a mie spese, preferirei respirare, fare le cose con calma e cura e soprattutto che il mio lavoro non mi porti ad odiarlo.

12. Quando sei entrata nel mondo della lettura?
Mooolto tardi, tra i 18 e i 20 anni. Direi che i primi vagiti di questa mia passione sono arrivati quando iscrivendomi ad un forum ho voluto comprare A Jennifer con amore di James Patterson dopo averlo visto lì. Poi è stata la volta di Il ritratto di Dorian Gray ed ho acquisito il desiderio di leggere, che forse perchè non lo trovavo più un obbligo per via della scuola ho scoperto i suoi potenziali e il piacere che ne traevo. Che mi possa considerare lettrice DOC però non sono trascorsi più di tre anni :O

13. Il tuo classico preferito?
Dracula di Bram Stocker.

14. Letteratura Italiana era la tua materia preferita a scuola?
Alle superiori sì, insieme ad inglese. Se guardiamo l'intero ciclo scolastico invece le mie materie preferite erano educazione artistica e musica.

15. Se qualcuno ti regalasse un libro che hai già letto e che non ti è piaciuto, cosa faresti?
Gli racconterei una mezza verità, cioè che il libro già ce l'ho, mi farei dare lo scontrino e andrei a cambiarlo.

16. Una serie poco conosciuta e molto simile a quella di Harry Potter o Hunger Games?
Non so se è proprio simile perchè ancora non l'ho letta, ma più di altre mi piacerebbe leggere L'ampolla scarlatta di Monique Scisci.

17. Una brutta abitudine che hai mentre filmi?
Credo che prima dovrei cominciare a filmare, ma già prevedo l'intrusione della mia piccola palla di pelo nera e conseguenti coccole e vocine strane :3

18. Qual è la tua parola preferita?
Misantropia. Lo so non è la migliore delle parole per quanto riguarda il significato ma ne adoro il suono, soprattutto pronunciata in francese.

19. Ti definiresti nerd, dork (ottuso) o un dweeb (secchione)?
Ma anche nessuno dei tre.

20. Vampiri o fate? Perché?
Vampiri, più o meno per lo stesso motivo per cui preferisco Twilight ad Harry Potter.

21. Mutaforma o angeli? Perché?
Angeli, ma cattivi e vendicatori. Perchè i mutaforma non mi garbano.

22. Spiriti o lupi mannari?
Lupi mannari. Preferirei dormire la notte, e poi adoro i lupi.

23. Zombie o vampiri?
Vampiri.

24. Triangolo amoroso o amore proibito?
Eccheppalle sti triangoli! Poi dipende anche cosa si intenda per amore proibito, se sono le solite storie tra una donna bianca e un uomo nero o di omosessuali che tanto vanno di moda ora nemmeno mi avvicino. Ma mi hanno bell'e stufata entrambe le tipologie.

25. E INFINE: preferisci libri completamente romantici oppure d'azione con un po' di scene romantiche?
Che domanda, è normale che nella scelta mi avvento sul secondo. Come per Colpa delle stelle, l'amore non deve essere il fulcro della storia ma diluito, in secondo piano. Altrimenti tra primi baci, amplessi e turbe amorose mi saltano i nervi e abbandono il libro senza rimpianti.

Siete tutti taggati! Come sempre, lasciatemi i link ai vostri post se deciderete di rispondere.

lunedì 20 ottobre 2014

Fine dei giveaway

Il giveaway per il secondo compleanno del blog ufficialmente è scaduto ieri ma a dispetto delle previsioni oggi non sono qui a dichiarare il nome del vincitore, bensì ad esternare la mia delusione e conseguente decisione di chiudere il capitolo giveaway. In primo luogo, nonostante l'anticipazione che ha ristretto la cerchia dei partecipanti, solo otto hanno aderito. Otto su 173 lettori attuali. Il giveaway durava tre settimane e dopo cinque giorni potevo già chiuderlo dato che non si è iscritto più nessuno. Ho sbagliato qualcosa? Se c'è qualcosa di cui dovrei sentirmi in colpa (e lo sono credetemi) è quello di disubbidire a mia madre che dice che le faccio solo spendere soldi. L'anno passato all'uscita dalle poste mi disse testuali parole: "Sei pregata di non fare più beneficenza". Se quest'anno ho voluto organizzare un secondo concorso è per ripagare in qualche modo della vostra generosità. Non partecipo a tutti e non ne ho vinti molti ma ripeterli sul mio blog mi sembrava la maniera giusta per contraccambiare appunto.
Ora, tra il disubbidire alla propria madre (i soldi non li metto io) per organizzare un giveaway che non è andato come avrei sperato, tra la penuria di commenti che ho notato ultimamente (successivo all'apertura del giveaway), sono arrivata a chiedermi il perchè faccio tutto questo. Ritengo per cui di potermi prendere qualche giorno di riflessione per decidere chi ha vinto il libro misterioso e ringraziare intanto chi ha partecipato.
Un po' la delusione e un po' il fatto che meritereste tutti di vincere, siete riusciti ad allungare la mia wishlist e sono veramente indecisa su quale libro mi abbia più colpito. Anche per questo quindi non annuncio oggi il vincitore ma nei prossimi giorni. Se le cose rimarranno così però sappiate che l'anno prossimo non ci sarà alcun giveaway, o comunque sarà meno 'sostanzioso' di questo (potrei sempre mettere in palio degli ebook).
Grazie della comprensione e a presto.

venerdì 17 ottobre 2014

Recensione: Amore e altri effetti collaterali di Julie Murphy

Titolo: Amore e altri effetti collaterali
Autore: Julie Murphy
Editore: De Agostini
Anno di pubblicazione: 2014
Genere: Romanzo
Pagine: 316
Prezzo: € 14,90
A sedici anni Alice pensa di avere tutta la vita davanti a sé. Tutta la vita per dimenticare Luke, il suo ex ragazzo, e farla pagare a Celeste, la sua nemica giurata. Ma all'improvviso scopre di avere una forma gravissima e rarissima di leucemia. Dopo un anno di chemioterapia senza alcun risultato, si convince di essere ormai al capolinea e decide di sfruttare il poco tempo che le rimane togliendosi un po' di sassolini dalle scarpe. Compila così una lista di "Cose Da Fare Prima Di Morire" e con la complicità del suo migliore amico Harvey, da sempre innamorato di lei, organizza un piano crudele e ingegnoso per vendicarsi di Luke e Celeste prima che sia troppo tardi. Ma, proprio quando Alice ha portato a termine una vendetta a dir poco plateale e ha guadagnato il disprezzo di tutto il liceo, le cose prendono una piega inaspettata: la malattia entra in remissione. E così, dopo essersi tanto preparata a morire, Alice si trova ad affrontare le conseguenze delle proprie orribili azioni. Ma c'è di peggio. Ora anche Harvey ce l'ha con lei. Alice però si è finalmente resa conto di provare qualcosa per lui ed è disposta a tutto pur di non perderlo. Perché la vita le sta offrendo una seconda occasione, e un'occasione come quella non può certo essere sprecata.

Recensione: Braccialetti rossi e Colpa delle stelle hanno innescato il nuovo filone narrativo dei romanzi sul cancro. Il 16 settembre scorso infatti in tutte le librerie è arrivato questo, in cui all'interno subito dopo la trama è persino scritto"Acclamato dalla critica americana come l'unica vera risposta a John Green". Se la sola fascetta non ci tentava (v. prova fotografica), l'abbaglio è servito!


Il film tratto da Colpa delle stelle è al cinema da dodici giorni, quale momento migliore per fungere da specchietto per le allodole? Fu così che decisi di leggere questo libro novità. In ebook, saggia decisione.
Alice e Harvey sono amici fin da bambini, le loro famiglie si ritrovano sempre in occasione di Natali, compleanni e vacanze, di conseguenza sono cresciuti insieme. Dovrebbero essere uniti e praticamente fratelli, ma lei è una delle persone più egoiste e senza cuore che può capitare di incontrare arrivando ad evitarlo all'interno della scuola e a non rivolgergli la parola per settimane. Lui da sempre innamorato accetta di farsi mettere i piedi in testa ed accontentarla nei suoi ultimi desideri pur di starle vicino. Questa parte mi ha sì ricordato John Green, ma per Città di carta. Se comunque volete sapere se questo libro è una risposta a Green vi dico subito che no, nel modo più assoluto non lo è. Green ci fa sorridere, piangere e riflettere; Julie Murphy fa solo ed esclusivamente arrabbiare. Lo stile è prettamente adolescenziale e non accattivante, la storia non decolla e se giungiamo alla fine del romanzo è solo perchè speriamo di assistere al funerale di Alice.
Se il libro ha una nota di merito è quello di smentire i telegiornali quando si parla di tragiche morti premature: amici e parenti davanti le telecamere a dire le stesse frasi come da copione "Era solare, generoso/a, andava a messa tutte le domeniche ecc. ecc." Verso Alice non si ha mai questo genere di pensieri, è giovane sì ma la sola cosa che si pensa è che ha avuto quel che si meritava. Non è altro che una stronza approfittatrice che gioca con i sentimenti di Harvey e dei genitori, con la scusa del 'tanto sto per morire'. È difficile digerire questo personaggio, anche quando si alterna con Harvey nella narrazione: non si vede l'ora che sia lui a parlare tanto è antipatica. Inoltre, le due voci narranti si dividono il compito anche di confondere ben bene il lettore parlando vicendevolmente al tempo presente e passato, prima e dopo la malattia della ragazza, come se esso fosse il punto focale della vicenda. Il cancro è trattato in maniera assai superficiale, se ogni tanto non ci rammenta che è calva come una palla da biliardo la si immagina coperta di capelli dall'inizio alla fine. E comunque tutte le sopravvissute al cancro che ho conosciuto io indossano una bandana nel tentativo di coprire il dramma, che lei invece se ne vada in giro pelata mi sembra alquanto inverosimile. Poi, a parte una volta o due che rimette l'anima non soffre assolutamente, perseverando nel suo comportamento crudele... e quando Harvey, che già di per sé non ha molta spina dorsale, concepisce quanto è cattiva e si allontana, Alice che fa? Lo rivuole! Lo rivuole perchè gli fa comodo non perchè i suoi sentimenti stanno cambiando. Una sola volta ho visto un briciolo di umanità in lei, ossia quando la vicina di casa di otto anni vuole un cane che sua madre non può permettersi di adottare e va a prenderlo lei (con il fido Harvey alla guida) e dopo averlo lavato glielo fa trovare davanti la porta. Forse perchè sono un'amante degli animali, ma seriamente è l'unica volta in cui non l'avrei presa a schiaffi.
È una storia in cui i personaggi non hanno colore (o se ce l'hanno sono neri come la pece come nel caso di Alice), non si riesce ad affezionarsi a nessuno di loro né a provare un po' di compassione per Alice che per l'intero corso del romanzo non fa altro che chiederne, lei è la poveretta a cui è venuto il cancro e dato che la vita è stata ingiusta con lei (cioè? Qualche battibecco con Celeste e l'aver visto la madre con un uomo diverso da suo padre?) e le rimane poco tempo ha diritto di togliersi qualche sfizio=vendicarsi.
In definitiva, mi chiedo se l'associazione con Colpa delle stelle non sia tutta una manovra pubblicitaria. Non fosse per qualche vago rimando qui e là a partire dal titolo, 'effetti collaterali (del morire)' o le 'guance gonfie come quelle di uno scoiattolo' o i 'giorni buoni', lasciate pure il libro dov'è perchè non ha nulla a che spartire con il best seller di John Green.
A quanto pare questo romanzo è pieno di 'unicità'. Ecco la sola parte abbastanza buona trovata, tanto per avvalorare la tesi sullo stile e sul paragone fatto per incrementare le vendite. Voglio la lista della spesa di John Green, qui, ora!
E scoprii che il sesso non era una cosa perfetta, mozzafiato, limata e lucida. Era silenzioso, sudato e personale. Ma era bello. [...]
In quel momento Alice inghiottì un pezzo di me che non sapevo esistesse. Mi rovinò, quella sera.
Quando ami la stessa ragazza da sempre, è difficile credere che dopo possa esserci altro. Quando hai amato una persona così completamente, si porta via l'amore quando se ne va? Era così che funzionava? Se era così, mi stava bene. Amavo ogni centimetro di Alice, anche le parti brutte e crudeli che facevano rabbrividire gli altri. Se quello era tutto l'amore che avrei mai potuto dare, allora il mio amore era stato ben speso. Andandosene, Alice l'avrebbe portato via con sé. Che galleggiasse in qualche paradiso o si decomponesse due metri sotto terra, quella parte di me se ne sarebbe andata con lei.

mercoledì 8 ottobre 2014

Recensione: Natura morta con custodia di sax di Geoff Dyer

Titolo: Natura morta con custodia di sax
Autore: Geoff Dyer
Editore: Instar Libri
Anno di pubblicazione: 1991
Genere: Biografico, Musicale
Pagine: 320
Prezzo: € 13,00
Durante un lungo viaggio "on the road" in compagnia del suo autista baritono, Duke Ellington pensa, ricorda, progetta e compone. Dalle sue riflessioni e fantasie prendono forma sette narrazioni indipendenti su altrettanti musicisti jazz: Lester Young, Thelonious Monk, Bud Powell, Charlie Mingus, Ben Webster, Chet Baker, Art Pepper. Completano il libro, facendone una vera e propria guida all'ascolto del jazz, un capitolo teorico (per spiegare le origini multietniche di questo fenomeno artistico centrale nella cultura del '900), e una ricca appendice discografica.

Recensione: Aborrite la musica jazz? Scacciate preconcetti e gusti personali e iniziate la lettura: l'unica componente essenziale per affrontare il viaggio è adorare la musica. Nessuna etichetta, solo Musica. D'accordo, accanto a nomi come Miles Davis e Bud Powell ne troverete altri di cui non sospettavate l'esistenza ma l'ignoranza in materia non vi disturberà anzi canterà a voi le lodi, per voi che null'altro volete che leggere, liberi da stereotipi, puri. Chi scrive ascolta metal, per cui traetene le conclusioni.
Sette ritratti, basati su aneddoti chi più veritiero chi meno, e da fotografie di jazzisti illustri. Scavano nelle loro debolezze, paure, speranze e vite grame, a volte tanto disperate da cercare conforto in alcol ed eroina. Se il jazz nacque nelle piantagioni ove gli schiavi di colore cantavano di ribellione, via via ha attecchito anche generazioni di uomini dalla pelle candida, dimostrabile anche in questo libro, nelle pagine dedicate a Chet Baker e Art Pepper.
Il volume non ha nulla da rivelare e proprio qui costruisce la sua forza: umanizzare gli dei. Nomi che oggi ci suonano grandi e che abbiamo mistificato ci vengono proposti lontano dai palchi, fuori, tra la gente. Ed è meraviglioso. Se il jazz (al pari della musica classica ad esempio) ci ha abituati a uomini di tutto rispetto, pacifici ed equilibrati, scopriamo di aver fatto un grosso errore. Coloro a cui lasceremmo intonsa l'aura non sono diversi da quelli cui non la metteremmo sul capo neanche per distrazione. I jazzisti sono folli quanto le rockstar, magari non lanciano televisori dalle camere d'albergo ma traggono gratificazione e vengono consumati dalla musica allo stesso modo.
Chet Baker
La gente pensa che per essere stravaganti basti fare quel che si vuole, ma lui andava ben oltre. Monk faceva tutto quel che voleva e lo innalzava alla dignità di un principio ordinatore, con esigenze proprie e una propria logica.
«Vedi, il jazz ha sempre avuto questa cosa, il fatto che tutti si dovesse avere il proprio sound; per questo c'è un sacco di gente che magari non ce l'avrebbe fatta nelle altre arti: gli avrebbero appiattito le loro idiosincrasie, per così dire. Magari è come se fossero scrittori che non ce la fanno perchè non sono capaci di fare lo spelling o usare la punteggiatura, o magari pittori incapaci di dipingere perchè non sanno fare una riga dritta. Roba come spelling e righe dritte non importano molto nel jazz. E così c'è un mucchio di gente nel jazz che la sua storia e i suoi pensieri sono diversi da quelli di tutti gli altri, tanto che senza il jazz loro non avrebbero mai avuto nessuna possibilità di tirar fuori tutte le idee e tutta la merda che avevano dentro. Ragazzi che in qualsiasi professione - come banchieri o anche come idraulici - non ce l'avrebbero mai fatta: con il jazz potevano essere dei geni, senza sarebbero stati niente. Il jazz riesce a vedere cose, disegnare cose delle persone, che dipingendo o scrivendo non riesci a fare.»
Questo libro non dovrebbe mancare in nessuna libreria. Più che "sul" jazz è "in" jazz, abilmente e letteralmente "suonato" per mezzo di una scrittura musicale dal retrogusto nostalgico semplicemente grandiosa e naturalmente di una conoscenza dell'argomento pressoché perfetta.
I postumi della lettura saranno non guardare più con diniego lo scaffale di musica estrema e con venerazione quello di altri generi, bensì li vedrete identici. Tutti palesemente artistici e di conseguenza umani.
Applaudendo, tutti fra il pubblico, tutti, compresero che deve esserci qualcosa di terribile in una forma musicale che può fare tale scempio di un uomo. Come quando si guarda un ginnasta e si dà per scontato che sia agile e forte, finché la frazione di un errore non lo fa schiantare al suolo. Solo allora capisci fino a che punto era parso normale ciò che è al limite estremo del possibile. Ed è la caduta, piuttosto che il salto mortale impeccabile, a esprimere la verità, l'essenza dello sforzo: quello è il ricordo che ci accompagna per sempre.
Dei colleghi gli hanno detto che il paziente è un grande musicista, un artista, e il dottore si domanda che razza di musica - che razza di arte - sia quella che può elevare fino alla grandezza un individuo così banale. Jazz: per alcuni istanti si fa rigirare in testa questa parola e poi, tossendo nel pugno, fissa lo sguardo sull'uomo di fronte a lui e chiede:
- Signor Pepper, mi domando se lei mi può dire che cosa significhi il jazz... per lei, personalmente, intendo.
- Per me?
- Si.
- Io, mmh... credo... Bird, Hawk, Train, Pres...
Mormora tra sé un ritornello senza capo né coda, come una specie di mantra. Il medico strabuzza gli occhi, incerto se una tale combinazione casuale di nomi sia effettivamente un tentativo di comunicare qualcosa.
- Prego?
- Anche altri immagino. Ehi, mi sono appena ricordato il nome del Presidente, Pres, Lester. Lester Young.
[...]
Il medico scribacchia sul suo taccuino: fra le altre cose, e in una grafia deliberatamente più aggrovigliata del solito, una nota per ricordarsi di rintracciare qualcuno dei dischi che, a quanto pare, quest'uomo avrebbe inciso.
La copertina è la celeberrima fotografia di Herman Leonard Cappello e custodia del sax di Lester Young, scattata nel 1949 e a cui il titolo italiano si ispira. In commercio trovate l'ultima edizione di questo libro, recentemente stampata da Einaudi con una copertina differente ed in vendita a € 15. Se però posso consigliarvi, pretendete questa, cercatela (internet) e siatene fieri possessori. Oltre a far bella figura nella libreria non presenta assenze come la rimozione di una fotografia ed è in un font più grande, leggibile e godibile.

sabato 4 ottobre 2014

Anteprima: Poteri Ritrovati di Federica Nalbone

Titolo: Poteri Ritrovati
Autore: Federica Nalbone
Editore: Autopubblicato
Data di pubblicazione: 8 ottobre 2014
Genere: Urban Fantasy
Pagine: 136
Prezzo: € 0,99 (ebook)
Alison e Dave hanno ottenuto le risposte che cercavano e conoscono il loro nemico, ma non sono ancora riusciti a sconfiggerlo. Alison, più agguerrita che mai, sa di avere un'unica possibilità per vincere: sfidare la sorte e provare a riavere il suo potere. Intanto, però, il passato torna a bussare alla porta di Dave, obbligandolo ad affrontare definitivamente i suoi demoni. Dopo anni di assenza, la sua nemesi torna a cercare vendetta, mostrandosi più pericolosa che mai e minacciando tutti coloro che ama.
Dopo Poteri Spezzati, arriva il capitolo finale della duologia che vedrà i giovani cacciatori di Chicago alle prese con scontri, feriti, sangue e morti. Questa volta, in un modo o nell'altro, riusciranno a chiudere il cerchio in modo definitivo. Ma a quale prezzo?

L'autore:
Federica è nata a Palermo il 1° novembre 1987 e ha iniziato a leggere e a scrivere sin da giovane. Da sempre lettrice di libri thriller, si è avvicinata da alcuni anni al mondo dell'urban fantasy sino a trovarlo fonte di ispirazione anche per i suoi scritti. È proprio la scrittura, infatti, la sua più grande passione, un piacere che coltiva da tempo e con entusiasmo. Ha esordito come autrice nel 2014 con Poteri Spezzati, edito dalla casa editrice Lettere Animate in formato digitale. Ha concluso la duologia urban fantasy con Poteri Ritrovati, attualmente in pubblicazione su Amazon. Federica ama anche il cinema, segue molte (troppe!) serie televisive e adora tutto il mondo Disney.

Avete letto Poteri Spezzati? Come lo avete trovato? Ansiosi per l'uscita del capitolo finale?

mercoledì 1 ottobre 2014

Monthly Recap #13: Settembre

Ciao ottobre *.* e bentornati miei cari lettori/ci!
Sono sicura che i vostri occhietti vivaci hanno già notato quello strano banner in alto a destra: l'evento di queste prime tre settimane di ottobre è il giveaway per festeggiare due anni insieme. Grazie a quanti hanno già risposto positivamente!
Questa rubrica non soffre più la solitudine perchè quella che tratterà di cinema è stata finalmente inaugurata con la recensione del film Colpa delle stelle. Scopo della Monthly Recap è invece, come saprete, riepilogare in un solo post tutti gli interventi pubblicati nel mese appena concluso. Può sembrare una sciocchezza ma per me è divenuta fin fondamentale, una colonna portante del blog. Utile seppur magari noiosa.

Recensioni
Se un giorno ci rincontreremo di Monique Scisci
Cinerecensione: Colpa delle stelle (2014)

Tag
10 Questions About Summer

Altri post
Segnalazione: Fino alla fine della rete di R.V. Beta
Sirena o balena?
Buon compleanno Sentieri di neve rossa!

Giveaway
Giveaway 2° Compliblog

-Un mese di libri-

Letti
13 di Jay Asher
Proibito di Tabitha Suzuma
Natura morta con custodia di sax di Geoff Dyer

Acquisti/in regalo/in prestito
L'angelo caduto di Susan Ee
La strada di Winnie Puh di A.A. Milne
Il libro a sorpresa nominato nel giveaway. Sì è nuovo, mai sfogliato e comprato da me medesima. Che volete di più? ♥

In wishlist
Memorie di un vecchio micio di Susan Fromberg Schaeffer
Piaceri drogati. Psicologia del consumo di droghe di Paolo Rigliano
Vita di Walt Disney. Uomo, sognatore e genio di Michael Barrier

Miglior lettura


Che dolore questo romanzo, non ne ho toccati altri per ben cinque giorni. Ancora adesso mi capita di ripensare a Lochan, Maya e ai loro fratellini. Entrato di diritto nella mia Top10 e deve essere nella mia libreria al più presto. Anche se non credo lo rileggerò, è troppo davvero.

Spazio note
I libri che mi state consigliando nel giveaway sono tutti meravigliosi e in tutti percepisco quanto affetto nutrite, sarà arduo scegliere un solo vincitore! Mi raccomando, continuate ad iscrivervi e partecipare, non annuncerò il vincitore fino al 19 ottobre perciò avete tutto il tempo che vi occorre.

Per Ilaria Carraro: grazie per esserti aggiunta e per i link alle condivisioni, se però non torni a parlarmi del libro non ti conterò quando dovrò decidere chi ha vinto! Ho apposta organizzato un giveaway diverso dai soliti "dimmi che partecipi e vinci", e non è nulla di impegnativo... solo basta amare i libri!

Scusate il piccolo sfogo, non mi sembra ci sia altro da aggiungere in campo blog.
Vi auguro ancora buona fortuna per il giveaway e buon mese a tutti!