giovedì 31 gennaio 2013

La peggiore malattia

© Julie de Waroquier
La peggiore malattia oggi
è il non sentirsi desiderati
né amati, il sentirsi abbandonati.
Vi sono molte persone al mondo
che muoiono di fame,
ma un numero ancora maggiore
muore per mancanza d'amore.
Ognuno ha bisogno di amore.
Ognuno deve sapere
di essere desiderato, di essere amato,
e di essere importante per Dio.
Vi è fame d'amore,
e vi è fame di Dio.
(Madre Teresa di Calcutta)

lunedì 28 gennaio 2013

Dietro lo schermo

Non si può definire una persona attraverso un blog,
se non conosci il suo dolore,
se non hai mai vissuto la sua allegria,
non conosci i suoi desideri
e non l'hai mai guardato negli occhi...
possiamo leggere qualcosa della sua anima
solo attraverso ciò che posta.
Non si può giudicare una persona
o fare supposizione
se non sappiamo chi c'è realmente dietro un pc...
Molti quando varcano la soglia del virtuale
rimangono realmente se stessi... altri perchè nascosti
dietro un monitor mostrano il lato peggiore di se!!!

(dal web)


Ho ripreso a tenere un diario su internet dopo una vita e sono consapevole di essere arruginita. Non avevo però calcolato che il genere umano fosse rimasto identico a quando lo si lascia per sprofondare tra le braccia di Morfeo. Il tempo scorre inesorabile e i cretini son sempre pronti a nascere. Mi risulta difficile aggiungere un blog alle letture senza aver letto un solo pensiero liberato dalla mente di chi scrive. E sono allibita, constatato che 'non vi va bene', dal modo di eclissarvi e addirittura salutare(?) sgarbatamente (mi riferisco al post precedente, chi vuol giudicare...). Perchè inducete i vostri simili all'odio? Il computer, il tablet o l'iphone non vi proteggono dall'anonimato, non vi autorizzano quindi a schernire la gente perchè non l'avete di fronte. Se esistono ancora persone che sentono che esprimersi attraverso lo stato di Facebook sia poco e si affidano ai blog per ampliare il discorso, non significa automaticamente che siano narcisi in cerca d'attenzione ma magari richiedono soltanto un consiglio, un'approvazione che pare non arrivare mai, una mano seppur virtuale. Dietro le parole di un blog ci sono esseri di carne e sangue, esattamente come voi.

lunedì 21 gennaio 2013

E la chiamano vita


Faccio parte della tribù dei bamboccioni. Del resto in quattro ancora riusciamo a campare con due stipendi messi assieme, se mi togliessi di mezzo per dargli respiro poco o nulla cambierebbe. Ma non sono né sarò mai una bocca di troppo, dicono. E io che non ho neppure un giorno di lavoro alle spalle dovrei essere al colmo della gioia soltanto per questa notizia. Non esattamente. Ad alimentare il mio già non proprio roseo avvenire va aggiunta mia madre e il suo approssimativo calcolo di quanti anni mi manchino alla menopausa. Brama un nipote, non può aver speso un patrimonio in riviste di ricamo, maglia e uncinetto ed ottenerne nulla. Devo ammettere che un po' invidio queste donne allevate con la mentalità di una volta, dove il matrimonio era il punto più alto e la prole coronava la vita, l'essere adeguatamente mogli, madri, femmine, perchè si sentono arrivate, hanno avuto tutto ciò che potevano, non chiedono altro. Purtroppo per quanto mi riguarda codeste due cose non fanno parte della realizzazione di una donna, tantomeno di me. Sgobbare dietro a fornelli e lavabi fino alla morte ed ancora occuparsi dei bambini negli ipotetici anni migliori, quando forze fisiche e mentali non hanno ceduto, mentre il tuo sposo a malapena muove i muscoli delle palpebre fissando il televisore non sono mai rientrati nella mia idea di futuro. Mia madre col tempo è divenuta identica alla sua, e io non ho alcuna intenzione di raccogliere questa stramba eredità. Cosa può serbarmi questo genere di vita, se non imboccare il mal di vivere? Cosa potrò insegnare ai miei figli perchè conservino il dono che gentilmente avrei porto loro? Una volta, su un cartellone posto all'entrata di una chiesa, lessi queste parole: "Il nostro primo diritto è quello di nascere". Scritto da preti cattolici impossibilitati alla paternità che poi si rifuggono nella pedofilia, è tutto dire. Tolto questo, la mia risposta è un no secco alla nascita. Venire al mondo altro non è che uno stupido bisogno di riprodursi inculcatoci dal primo scimmione preistorico. Ora che dovremmo aver acquisito il minimo di cognizione per pulirci gli occhi e veder meglio, noteremmo tutti che la nascita è la morte vera e propria. Nascere per soffrire? Soffrire per non venir meno alle aspettative di chi ci ha generati? No grazie. Il primo diritto, l'autentica prova d'amore nei confronti di un figlio è evitargli il peso del mondo semplicemente non buttandocelo dentro. Perchè gravargli d'essere il bastone della mia vecchiaia e il prosecutore dei miei geni fin dal test positivo? Mi rifiuto di comprendere, preferisco continuare a far credere ai miei vecchi che non desidero discendenza perchè sono egoista e amo alzarmi al mattino all'ora che mi aggrada. Questo tipo di amore a pochi è conosciuto e praticamente a nessun genitore.

domenica 6 gennaio 2013

Befana golosa

L'Epifania s'è portata via anche i dolciumi oltre alle festività. Dopo che anche il primo gennaio ho festeggiato ricevendo in dono una borsa cui facevo la corte da un paio di mesi abbondanti, quest'oggi nel mitico calzettone ho trovato un pugno di cioccolatini e un'iscrizione in palestra(!). Ciò ad ulteriore conferma che lanciare in aria desideri senza mettervi freno funziona. Non mi resta altro che andare, comincio domani. Di questo ho perso il conto di quanto sia rimasto a galleggiare tra le nuvole ma è abbastanza vecchio, avrà un anno e più.
La Befana si sarà mossa a pietà vedendo che comunque vada io a Natale metto sempre su un chilo scarso e non c'è verso di perdere peso nei mesi seguenti. Di conseguenza, al posto di incentivare la ciccia mi ha offerto un biglietto per il benessere. A chiamarlo 'felicità' sto andando decisamente cauta, purtroppo non sono dei numeri in più o in meno sulla bilancia a determinare il successo personale, ma è pur vero che ai nostri tempi ad essere più in carne si parte già con un moderato svantaggio. Soltanto per chiarire le idee, la prima volta che i medici mi hanno messa a dieta avevo 9 anni e pesavo 49 chili. Quando finalmente, dopo anni di menefreghismo e vani tentativi d'aiuto esterni ho preso la fatidica decisione, ne avevo compiuti 20 da poco e i chili erano 101. Da allora ho oscillato tra il perderne 20 e 15, ma oggi età ed ovvia maturazione lasciano che i consigli vengano ascoltati e servano a migliorarmi o quantomeno invogliarmi a raggiungere un buon risultato. Grazie Befana, mamma.
Così inizia, a discapito di previsioni melanconiche e deprimenti, l'anno nuovo. Non mi lamento.

giovedì 3 gennaio 2013

Un altro giro di giostra


Per convenzione, ecco un nuovo anno...
eppure mi guardo in giro e non vedo niente di nuovo.
(Jim Morrison)

Per quanto ancora mi tormenterà questo pensiero? Voltata la pagina, un nuovo capitolo? Non è immediato, comunque non sempre è necessario.
I giorni precedenti a Capodanno sono stati una continua depressione, un'angoscia da portare come un fardello mentre tutti o quasi trepidavano nell'attesa. Mai ho amato questa festa e mai forse avrò motivo per amarla. Riaccingermi in una corsa vinta più e più volte, ma perchè? Il solo pensiero di svegliarmi in un altro anno mi induceva ad accarezzare la morte. Basta, ve ne prego, basta. Ed invece il miracolo affidato al vecchio vestito di rosso si è perpetuato fino a S. Silvestro. Non ho combinato nulla come al solito ma dentro non piangevo. Certo aver perduto l'occasione di festeggiare con differenti anime bruciava ancora, ma ho lasciato che la cena, il brindisi e tutto il resto mi scivolasse addosso con una tranquillità assurda.
Il 2013 è cominciato placido, troppo. Nessuna ragione per stare male o meno, un'indifferenza cronica per cui dici che va bene, va bene così. Ti alzi in vita dal letto, va bene così. Mangi, va bene così. Esci di casa, va bene così. Torni a letto, va bene così. Il 2013 è cominciato e con lui le medesime fissazioni di giorni passati. Voglio provare l'ebrezza del tatuaggio, imparare a truccarmi, riscoprire il desiderio sessuale e la fede in una qualcosa concreta. Voglio ma proprio non mi riesce di alzarmi e andarvi incontro, l'ho dimenticato. Non chiedo altro che poter finire la corsa con un grande urlo di liberazione. Ho promesso di rialzarmi. Dio so che non esisti ma aiutami lo stesso.