mercoledì 26 settembre 2012

Descrivere il silenzio

Per lavorare di banalità, potrei dire che tutte le parole contenute in un dizionario non sarebbero sufficienti. Non ci sono aggettivi abbastanza sinceri per descrivere il male oscuro. Ognuno di essi è troppo ottimista. Ventisette mesi di depressione, apatia, lacrime, desideri suicidi e tentativi di autolesionismo. Chi l'avrebbe detto alla mia veneranda età di vivere il proprio amore impossibile, e non potendolo raggiungere sacrificare il po' di dignità vacillante in nome del dolore. Mi ero promessa di non entrare in contatto con alcun tipo di entità virtuale, un'utopia se si trascorre molto tempo in rete. E se non può più pensarci facebook si accolla il compito youtube... e qualche click di troppo.
Ero diventata la bevitrice del sabato sera ma se, salvo rare eccezioni, ne sono uscita è proprio grazie ad una di queste entità, che con il passare dei giorni odora sempre meno di virtuale.
Mi sono poi recata di mia spontanea volontà all'ospedale, nel reparto psichiatrico, nel tentativo di liberarmi da questo male. E preciso, non fosse stato per i sentimenti che nutro verso alcune persone non avrei mai trovato il coraggio di dire basta. Ora sono sotto antidepressivo, che ripaga l'effetto collaterale della sonnolenza in favore di un limite, ossia non portarmi alla disperazione totale. So anche che il merito non è mio e che funge da 'tappo' ma per il momento ho di cui sentirmi soddisfatta.
Ed eccomi alla data d'oggi.

lunedì 24 settembre 2012

#1

E' una curiosa creatura il passato
Ed a guardarlo in viso
Si può approdare all'estasi
O alla disperazione.

Se qualcuno l'incontra disarmato,
Presto, gli grido, fuggi!
Quelle sue munizioni arruginite
Possono ancora uccidere!
(Emily Dickinson)

Una miscellanea di terrore ed eccitazione mi attraversa, a più di due anni dal mio ultimo scritto. Eppure oggi più che mai avverto il bisogno di ricominciare. Era terapia e così deve essere.
Ben ritrovato, mondo.